Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia. Enrico Berlinguer
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giovedì 26 luglio 2012

Marcianise - Il centrosinistra si organizza in vista delle prossime competizioni elettorali

Nella serata del 24 luglio scorso si sono riuniti i partiti del centrosinistra per riprendere la discussione e la riflessione su una proposta politico – amministrativa da sottoporre alla città. Presenti i rappresentanti dell’API, IdV, PSI, SEL e Verdi. Nell’ambito della discussione  è stata evidenziata la necessità di continuare a monitorare l’azione amministrativa dell’attuale commissario cittadino.

E’ stata espressa con forza, inoltre, da parte di tutti  i presenti, la necessità di continuare a rivolgere l’attenzione e l’azione verso le questione che si presentano e che interessano nel quotidiano la nostra città. Non ultima la situazione, fortemente critica, dell’ospedale di Marcianise. In merito i presenti sono stati comunemente d’accordo sulla necessità di vigilare sull’applicazione del Piano Sanitario Regionale a  garanzia della tutela sanitaria dei cittadini del nostro territorio.

Durante la riflessione sono state avanzate diverse azioni da mettere in campo per costruire un programma che, tra l’altro, tenga  in debito conto i bisogni e le aspettative dei cittadini per la costruzione di una città vivibile.

Oltre alla necessità che si realizzino eventi che portino la cultura marcianisana a diventare fatto concreto e non chiacchiere, si è  convenuto sulla necessità di avere un momento di riflessione pubblica sulle ragioni che hanno determinato la crisi dell’ultima amministrazione comunale. Una riflessione a cui si invita, e si spera possa coinvolgere, l’intera cittadinanza, convinti che dall’analisi e riconoscimento degli errori del passato si costruisce un futuro più solido.

domenica 10 giugno 2012

"A me interessa la partita"


Pubblichiamo l’intervista rilasciata oggi da Nichi Vendola a Repubblica.

Vendola, sottoscrive le parole di Di Pietro contro Bersani?
«Non le sottoscrivo, la mia specialità del resto non sono le intemperanze né l’irascibilità».

Ma lei con chi sta: con Bersani o con Di Pietro?
«Intanto voglio dire che è positivo che tante anime del centrosinistra riprendano a parlarsi sia pure in modo frizzante, e soprattutto che lo facciano davanti a una platea inquieta e esigente come quella della Fiom. È una finta ingenuità stupirsi delle asprezze e dei toni rudi. Conosciamo le divaricazioni e i contrasti. Non avremmo avuto il ventennio berlusconiano se la sinistra non si fosse così accuratamente divisa».

Questa è la malattia antica. Ma lei quali idee ha per il futuro?
«Il fatto nuovo è che ci sia una ripresa di parola davanti alla questione sociale. Io non vorrei neanche sovraccaricare di significati i toni usati da Di Pietro, che si è posizionato con forza, ma dubito molto che la sua sia un’uscita dalla coalizione del centrosinistra».

Sta cercando di tenersi in equilibrio, Vendola?
«No, sto cercando di mettere tutti davanti alle responsabilità che abbiamo di costruire unitariamente l’agenda del cambiamento poiché siamo collocati sull’orlo di un cratere e il vulcano della crisi sociale, della disoccupazione di massa, della recessione, della povertà può eruttare da un momento all’altro. Essere responsabili non significa cercare il minimo comune denominatore, bensì costruire un patto con il mondo del lavoro e le giovani generazioni. O il centrosinistra è questo oppure non c’è, è un artificio elettorale».

La “foto di Vasto”, quell’alleanza Vendola, Di Pietro, Bersani è strappata, rotta?
«Per me la foto di Vasto è sempre stata solo l’evocazione di una possibilità: quella di un’uscita a sinistra dalla crisi del berlusconismo. I protagonisti di quell’immagine sono forse necessari, ma non sufficienti, per incarnare una grande e credibile alternativa.
Comunque io scelgo la piattaforma della Fiom “senza se e senza ma”».

Si presenta alle primarie del Pd?
«Sono a disposizione».

Cioè, si presenta o no?
«Di mestiere non faccio il candidato alle primarie, non sono divorato dalle ambizioni personali».

Ma fu lei a lanciare la sfida.
«Oggi siamo in un evo differente rispetto al luglio 2010. È una scelta che si compie collettivamente, non sono un ragazzo in carriera».

Sarebbe disposto a sciogliere Sel, il suo partito?
«Ho detto, nel congresso di fondazione, che più che il partito mi interessa la partita per uscire dall’egemonia della destra».

Pensa forse a un “listone” della sinistra?
«Siamo impegnati nella costruzione di un nuovo soggetto plurale, popolare, della sinistra del futuro così come lo evocano gli intellettuali di ALBA e i sindaci, da Pisapia a Emiliano, De Magistris, Zedda, Orlando…».

Ci sarà una lista Fiom alle elezioni?
«Penso di no, la Fiom sta facendo bene il sindacato ed è un compito politico».

Andrebbe al voto “divorziato” dal Pd?
«Non andrei mai diviso dalle ragioni del mondo del lavoro».

Bersani e l’impegno per i gay: a lei, omosessuale, quale effetto fa?
«Bene, ora però la battaglia in Parlamento. Mi sono sentito troppe volte preso in giro dal piccolo cabotaggio, dall’ipocrisia, dal “vorrei ma non posso”. L’impegno è il minimo che la decenza impone a qualunque forza democratica, visto che l’Italia vive dentro una tenebra oscurantista»

Giovanna Casadio

fonte: repubblica

sabato 9 giugno 2012

Con la FIOM, per dire da che parte stiamo


La ragione politica di una coalizione che si candida a governare il Paese e che ambisce a invertire la corsa verso l’abisso non risiede nel nome che si dà. Non deriva neppure, nell’essenziale, dalle forze che la compongono e meno che mai dalle promesse che sparge in campagna elettorale.

La ragion d’essere reale di una forza politica o di una coalizione si misura oggi solo nei fatti e negli schieramenti che di volta in volta assume. Essere dalla parte della Fiom, oggi, è dirimente. Non si tratta “solo” di prendere posizione apertamente a favore del sindacato più combattivo e più combattuto, con tattiche profondamente antidemocratiche che non avrebbero sfigurato negli Usa del maccartismo. C’è questo, ed è fondamentale, ma c’è anche molto di più. Qui e ora, oggi in Italia, la Fiom è la bandiera di chiunque non intenda accettare la degradazione dei lavoratori al rango di merce inanimata, spogliata di ogni diritto, esposta dalla culla alla tomba ai capricci e alle traversie del mercato.

Nell’Italia di Mario Monti, e prima in quella di Silvio Berlusconi, la Fiom è stata il baluardo della contrattazione nazionale contro una contrattazione atomizzata tra i singoli lavoratori e l’azienda, della resistenza contro il dilagare del precariato, della difesa dell’art. 18 contro la libertà di licenziare, della necessità di non arrendersi all’ingordigia di una logica fondata tutta sulla massimizzazione del profitto.

Nell’Italia di Sergio Marchionne la Fiom è diventata il vessillo di una democrazia negata nella sostanza e ormai anche nella forma. Lo sconcio del sindacato più forte e più rappresentativo messo fuori dalla principale azienda per non aver accettato di firmare un contratto imposto col ricatto dovrebbe gridare vendetta alle orecchie di tutti i democratici e i liberali, non solo per la sinistra politica e sociale.

All’incontro tra la Fiom e le forze politiche di centrosinistra, all’Hotel Parco dei principi di Roma, richiesto dal segretario Maurizio Landini, saranno presenti tutti i segretari dei partiti che di qui a pochi mesi si candideranno a governare l’Italia. Quei partiti chiederanno il voto a elettori disgustati dai compromessi e dalle rese alla ideologia e alle imposizioni materiali della destra degli ultimi.

E’ in questa occasione, non nella vaghezza di programmi chilometrici, che il centrosinistra deve dire da che parte sta. Deve saper far arrivare un messaggio chiaro e senza all’intelligenza e al cuore della nostra gente, degli elettori delusi e tentati dal rifiuto della politica, dei lavoratori che dal prossimo governo si aspettano non una correzione di rotta ma un drastico cambio di indirizzo.

Per loro, come per Sinistra Ecologia Libertà, lo spartiacque passa per la posizione che si prenderà nell’incontro del 9 giugno con la Fiom.

Francesco Ferrara

giovedì 31 maggio 2012

Un passo indietro nella civiltà dei diritti. A spese dei giovani





Il voto di oggi al Senato rappresenta un passo indietro nella civiltà dei diritti del mondo del lavoro, precarizza ulteriormente il nostro mercato del lavoro, sfregia l’articolo 18 e non risponde alle giovani generazioni imprigionate nella precarietà esistenziale. L’asprezza della crisi sociale ed economica meriterebbe risposte forti e coraggiose, sia in termini di rilancio di politiche attive per il lavoro e di difesa e valorizzazione del patrimonio industriale, sia in termini di riqualificazione e irrobustimento del Welfare. Si va invece nella direzione contraria.

Si sono illuse le giovani generazioni, in loro nome si è approvata una riforma che peggiora le condizioni dei precari, delle partite iva e dei lavoratori autonomi, lasciati senza sostegno al reddito e distruggendo il poco welfare rimasto.

Il dogmatismo ideologico dei liberisti al governo rifugge dal confronto con la realta’ e impone scelte che stanno aggravando la crisi del Paese. Al dramma della disoccupazione crescente si risponde con i licenziamenti facili. Una volta aperto quel varco nel settore privato, di conseguenza si reclama la liberta’ di licenziamento anche nel pubblico.

La questione sociale riesplode in forme di dilatazione quotidiana dell’area della poverta’, e a questo si replica implementando il prelievo diretto e indiretto dai ceti medio-bassi. Tutto nel nome della cosiddetta Europa, intendendo per Europa nulla che somigli ad un processo di legittimazione democratica, nulla che dimostri consapevolezza per i rischi di rottura della coesione sociale e per i conseguenti rischi di collasso della civilta’ europea.

Penso che siamo molto vicini al punto di fusione tra rottura sociale e crisi democratica: spero che la politica sappia intendere l’estrema drammaticita’ di questo passaggio davvero storico e soprattutto sappia offrire una risposta capace di evocare un’alternativa credibile e capace di dare speranza a un’Italia ferita e spesso persino disperata.

Nichi Vendola

martedì 8 maggio 2012

"Non li snobbiamo. Subito un confronto"


«Il tracollo del centrodestra, il fatto che il centrosinistra non riesca ad approfittarne per decollare e l’irrilevanza del terzo polo». Questi secondo Nichi Vendola i tre dati fondamentali che escono dal voto amministrativo.

Ne metterei un quarto piuttosto rilevante, Vendola, ossia l’affermazione del Movimento 5 Stelle.

«Ovviamente sì, un’ affermazione che vedo come una spina nel fianco del centrosinistra. Perché quel Movimento riesce a catalizzare il disincanto e a organizzare un nuovo civismo. Noi non dobbiamo assolutamente snobbarli ma, al contrario, aprire un confronto serio con loro. E lo dico al netto delle polemiche che mi hanno contrapposto a Beppe Grillo».

Scusi, ma due settimane fa. in un’intervista al nostro giornale, lei definì l’antipolitica “un’onda melmosa gonfia di passioni tristi, di livore che sostituisce l’analisi, di grugniti che prendono il posto delle strategie. Una sorta di bestemmia liberatoria…”. Cambiato opinione?

«Ma no, quella per me era ed è l’antipolitica. Tutt’altra cosa è chi lavora sul  territorio come i tantissimi militanti ed elettori del Movimento 5 Stelle. Con loro dobbiamo parlare e misurarci, non certo fare a gara di insulti. Anche perché il suo consenso è direttamente proporzionale al deficit di credibilità che spesso azzoppa il centrosinistra».

Eppure sembra che il centrosinistra riesca a vincerle queste elezioni…

«Sicuramente alla fine dei conti, avremo vinto gran parte delle sfide. Tuttavia. di fronte alla sconfitta storica di Pdl e Lega, una sconfitta che potrebbe anche essere la chiusura di un ciclo, io non vedo ancora un progetto forte, un’idea compiuta di alternativa. Mi pare che siamo visti solo come una coalizione elettorale ma non politica e spesso percepiti come un sistema di potere e non come un’Alleanza per il cambiamento».

Lei pensa che questo voto rilanci la famosa foto di Vasto?

«lo non parlo di foto ma di progetti, penso che se non mettiamo in campo da subito la nostra proposta per l’Italia rischiamo di perdere il treno. Invece vedo che il Pd continua ad attardarsi dietro alla chimera del Terzo Polo che, come hanno dimostrato gli elettori, non ha corrispondenza nella società e nel voto. Direi che risulta una forza irrilevante. Gli stessi ceti medi piuttosto che inseguire gli aquiloni del moderatismo sì tuffano nel mare agitato del radicalismo populista».

Come in Grecia ma non come in Francia.

«lo vedo un sintonia tra il voto francese e quello greco. Hollande vince perché dice parole forti contro le politiche liberiste e di austerità dell’Europa. In Grecia perdono quelli che hanno sacrificato il popolo sul1′altare  del memorandum europeo, mentre vincono due partiti di sinistra che fanno un discorso europeista ma alternativo. Ovviamente anche qui esiste un’onda melmosa, stavolta composta da neonazisti».

Quindi secondo lei dalla Francia alla Grecia passando per l’Italia, il voto è contro questa Europa?

«E’ evidente che c’è un fortissimo malcontento nei confronti delle tecnocrazie europee, compresa quella che guida il governo italiano».

Prima il Pd fa cadere Monti e meglio è?

«Quando ci si spaventa di fronte agli effetti della democrazia, siano i referendum, o le elezioni anticipate, si commette un grave errore. La medicina che può curare la crisi della nostra società non é la tecnica ma la politica. La democrazia non è il problema, è la soluzione».

Ma Bersani ha detto che lui non vuole vincere sulle macerie del Paese…

«Con molto affetto gli rispondo che io spero di non perderle quelle elezioni, sulle macerie del Paese. Francamente non mi pare che il nostro governo le stia rimuovendo quelle macerie».

Intervista di Riccardo Barenghi a Nichi Vendola pubblicata oggi sul quotidiano La Stampa

lunedì 7 maggio 2012

Le urne europee bocciano l'Austerity


La notizia «politica» di oggi è che le urne europee hanno ampiamente bocciato l’Austerity. La notizia «economica» , invece, è che le oligarchie finanziarie dei mercati non hanno riposto fiducia alcuna nei risultati elettorali di ieri. Non andrebbe mai dimenticato che ogni elezione palesa le volontà democratiche di un popolo, tuttavia gli speculatori della finanza si ostinano a non tenere conto delle «urgenze sociali» dei propri cittadini.

I cittadini francesi hanno scelto quale loro presidente il socialista François Hollande – che in campagna elettorale ha proposto una riforma fiscale progressiva e, soprattutto, la revisione del patto di stabilità a livello europeo. In Grecia, invece, la situazione è più complessa. La Nea Dimokratia e il Pasok in linea teorica potrebbero dar vita ad nuova, fragile coalizione di responsabilità ma il principale risultato elettorale è un altro: entrambi hanno registrato un enorme calo di consensi, le urne hanno premiato gli schieramenti della sinistra radicale – oltre agli estremisti di destra di Alba Dorata.

Le due competizioni elettorali presentano un vistoso dato comune: l’Austerity non piace. Non piace ai cittadini francesi, non piace ai cittadini greci e del resto lo si sapeva già: lo hanno ripetutamente manifestato nel corso di questi ultimi anni e finalmente hanno avuto l’occasione per poterlo palesare in seduta elettorale.

Se l’elettorato greco ha colto un’importante, ennesima occasione per gridare all’Unione Europea il proprio malcontento per una politica di rigore drammatica e depressiva, quello francese ha candidamente illustrato alla sovrana Merkel il proprio scetticismo per una strategia di contenimento che oltre ad essere recessiva si è rivelata profondamente improduttiva.

Le elezioni greche, purtroppo, a poco servono per tirare fuori dall’impasse la politica e l’economia della società ellenica. Le elezioni francesi, al contrario, contengono un messaggio chiaro ed importante per l’Unione Europea e il suo sovrano: rivedere il Fiscal Compact per non deprimere la crescita.

Ad ogni modo, ci sono ragioni sufficientemente valide per sperare che qualcosa a livello comunitario possa cambiare. Noi lo crediamo: c’è un’Europa Migliore.

sabato 5 maggio 2012

Grillo e la politica degli insulti


“Fava di ‘sta cippa, non ci rompere i coglioni e vai a lavorare se lo trovi” (Marco). “Fava, prima della tua dipartita fallo qualche callo nelle mani… lavora!!!” (anonimo). “Un altro fottuto fallito apre la bocca e gli dà fiato. Caro Fava, la fava ficcatela al culo e premi forte!” (Marco Donati). “Questi sinistretti cominciano a vacillare col cervello” (Giancarlo Sartoretto, detto Giankazzo da Velletri). “Addio burocrate dal lauto compenso, finirai a lavorare come tutti gli altri tuoi compari di tavolata” (Beppe). “Claudio Fava, tipico professionista dell’antimafia” (Gianni Frascogna). “Il signor Fava Claudio, uno che ha costruito la sua carriera politica in nome del padre morto ammazzato da quella Mafia di cui lui si riempie la bocca ma a cui ha sempre fatto soltanto il solletico!” (Marco Salemi). “Claudio Fava e chi cazzo è Claudio Fava ma vaffanculo Claudio Fava torna nella tua tana verme!” (Fede M.). “Povero Fava hai che capirlo poverino dalla morte del padre è rimasto traumatizzato e sicuramente il cervellino non si è sviluppato ed è rimasto un poco celebroleso” (anonimo). “Figlio di cotanto padre, qualcosa ha modificato il DNA, l’assidua frequentazione del pd, le poltrone, i soldi o semplicemente la madre è 
certa, il padre chi può dirlo” (Riccardo Garofoli). “Da uno che si chiama fava cosa si poteva aspettare se non un’uscita a cazzo?” (Luca M). “Sei più ributtante di chi ti comanda” (anonimo). “Vai, nuova sinistra che già puzza di morto” (Piero F.). “Ecco uno dei peggiori.
Ed essendo uno dei peggiori non poteva che essere lui a toccare il fondo: mafioso!” (Paolo Cicerone). “La democrazia della mì fava” (Manuela Bellandi). “Caro Claudio, sei davvero una fava” (Tiziano Cecconi).

C’è qualcosa di irrimediabilmente fascista nei post che accompagnano le sortite di Beppe Grillo sul suo blog.  Non è l’insulto, non è lo sberleffo ma l’assenza d’ogni parvenza di ragionamento, di pensiero critico, di dubbio. C’è il Messia, e poi c’è un imbecille che ha criticato il verbo del Messia: basta questo a scatenare la caccia all’uomo.

La storia è nota. Dice Grillo, comiziando a Palermo, che le tasse, la politica, lo Stato sono peggio della mafia. Almeno Cosa Nostra si limita a estorcere alle proprie vittime solo il 10 per cento sotto forma di onesta cagnotta. La mafia non le strangola mica le persone. Come invece fa lo Stato.

Parole in libertà. Chi vi scrive ha mandato a dire a Grillo che in quella sua involontaria apologia mafiosa non c’era nulla di originale. Lo spiegava Vito Ciancimino dai banchi di Palazzo delle Aquile, lo dicevano i mafiosi e gli amici dei mafiosi: la colpa è dello Stato, non di Cosa Nostra. Lo predicò a lungo perfino la chiesa siciliana: ne ammazza di più l’aborto che la mafia. Solo un problema di numeri, insomma: da una parte un moderato pizzo del dieci per cento, dall’altra il conto degli ammazzati non poi così drammatico. Basta imparare a conviverci…

Ciò che disorienta non è tanto il merito grossolano dei ragionamenti quanto il metodo con cui vengono offerti. Con limpida parodia berlusconiana Grillo parla solo per decreto, non si confronta con chi la pensa diversamente, non accetta interlocuzioni. S’affaccia da una finestra e le manda a dire. Se critichi e fai parte della sua compagnia, ti cancella con un click del mouse; altrimenti si limita ad aprire la caccia all’untore sul suo blog. E se s’accorge d’averla fatta fuori dal vaso, come è accaduto a Palermo, ti manda a dire che la stampa di regime ha travisato il significato delle sue parole, non ha compreso il contesto, non ha ben riportato le virgole. Gli stessi argomenti che per quindici anni ci ha ammannito Berlusconi.

Non mi stupisco. Perché il punto oggi non è essere di destra, di sinistra, di sopra o di sotto, per la politica tonda o quadrata, per il sistema dei partiti o per quello dei califfati, per il popolo o per la corona: il problema è che se ti senti Unto dall’Alto, l’unica cosa che ti preme è trovare una piazza colma, una finestra alla quale affacciarti e un editto da proclamare. E quando non c’è la piazza, te la procura il mio amico Michele Santoro: uno spottone in tivù su Beppe Grillo, un collegamento in diretta senza contraddittorio, un bel monologo di dieci minuti, mica Grillo è un politico come gli altri, mica il suo partito è come gli altri, mica ha bisogno di discutere con gli altri…

Qualcuno crede che sia questa la nuova politica. Io, che forse di politica me ne intendo poco, ho smesso di credere nei messia quando andavo al catechismo. E non mi diverto a cantarmela e a suonarmela da solo. Se Grillo vuole, possiamo discutere di questo e d’altro pubblicamente, dove vuole, quando vuole. Ma ho il sospetto che non vorrà. Tanto, come ci manda a dire Mario De Gasperi da Roma alle 8.46 del primo maggio: “Lo stato è molto peggio della mafia, lo stato è criminale, lo stato è la vera mafia, viva Beppe Grillo”.

Claudio Fava

lunedì 2 aprile 2012

Piantiamo Bene Comune


Nella mattinata di ieri, domenica I°Aprile, il circolo cittadino di Sinistra Ecologia Libertà ha promosso l'iniziativa "Piantiamo Bene Comune", presso piazza Buccini, meglio nota con il nome di Piazza San Pasquale. Scopo della manifestazione è stato quello di porre all'attenzione dell'amministrazione comunale la centralità degli spazi verdi e la manutenzione delle piazze cittadine. Per l'occasione sono state interrate circa 30 piantine, con l'obiettivo di abbellire una parte della piazza oggetto dell'attacco di giardinaggio.

"Le aree verdi cittadine - ha dichiarato Alessandro Martino, coordinatore di Sinistra Ecologia Libertà - versano in uno stato di completo abbandono. Pensiamo che sia opportuna e necessaria una manutenzione quotidiana del verde pubblico e che, soprattutto, si debbano individuare nuove aree da destinare a parchi cittadini, aree gioco e percorsi vita. Così facendo - ha continuato Martino - si potrà contribuire al miglioramento della vivibilità cittadina, contrastando, in parte, l'inquinamento che gia troppi danni ha causato alla nostra comunità".

Gli attacchi verdi proseguiranno nelle prossime settimane con il chiaro e manifesto intento di promuovere una cultura diffusa, che contrasti il degrado urbano e l'incuria delle aree pubbliche.

giovedì 29 marzo 2012

Saremo in piazza. Con i sindacati e con il Paese

Il fatto che Cgil, Cisl e Uil abbiano deciso di manifestare il 13 aprile insieme, per la prima volta dopo tre anni, è importante e anche rassicurante. E’ segno che qualcuno, in questo Paese, ancora mantiene quel senso di responsabilità che il governo Monti ignora.

I sindacati, stavolta, non difendono un pur legittimo interesse specifico: fanno quel che, in nome dell’interesse generale, dovrebbe fare un qualsiasi governo che si rispetti, di sinistra, centro o destra. Mettono all’ordine del giorno la tragedia sociale che si sta profilando, che ha già iniziato a compiersi e che il governo, dopo averla provocata, non muove un dito per evitare.

Guardiamo ai fatti: solo nell’ultimo mese in Puglia cinque persone si sono suicidate per aver perso il lavoro. Altre due ci hanno provato, fortunatamente senza riuscirci. I lavoratori dell’Alcoa, dopo la manifestazione di Roma, hanno ottenuto il ritiro dei licenziamenti, ma non si illudono di aver chiuso la partita. Saranno in cassa integrazione straordinaria, salvo novità, dal primo novembre. Si aggiungeranno così all’esercito di cassintegrati che, solo tra gennaio e febbraio di quest’anno è aumentato di oltre il 49% e poi all’esercito di disoccupati che già si aggira intorno al 10% della popolazione attiva.

Guardiamo alle prospettive: 350mila lavoratori “esodati” ultracinquantenni si trovano in questo preciso momento in condizione di non sapere come mantenere se stessi e le proprie famiglie, non per alcuni giorni ma per alcuni anni. Messi fuori dal processo produttivo avrebbero dovuto arrivare alla pensione, sia pur in grandi difficoltà, con la copertura degli ammortizzatori sociali previsti. La riforma delle pensioni che il governo ha scritto preoccupandosi molto delle cifre e niente della vita delle persone li condanna invece alla miseria.

Sull’orlo di un simile precipizio il governo, invece di varare misure tali da offrire una fune a chi rischia di annegare e da rilanciare l’economia creando occupazione, ha preparato una riforma del mercato del lavoro che allargherà e ulteriormente aggraverà il disastro Per gli ultracinquantenni licenziati la sostituzione dei precedenti ammortizzatori con l’Aspi significherà passare da una copertura di quattro anni a una di soli 18 mesi. Inoltre, se passerà la modifica dell’art. 18, si può star certi che a essere cacciati dal lavoro per motivi falsamente economici e mai più reintegrati saranno soprattutto i lavoratori più anziani. Così i 350mila esodati di oggi si moltiplicheranno.

Dall’Oriente Mario Monti racconta e forse si racconta anche di avere il consenso della maggioranza degli italiani. Di certo non godono più di consenso le sue riforme. Per mesi una stampa compiacente, complice e corriva ha dipinto l’opposizione a queste riforme come faccenda della sola Cgil se non della sola Fiom, opera di una minoranza legata al passato, incapace di comprendere le magnifiche e progressive sorti del neoliberismo imposto dall’Europa. Le quattro ore di sciopero generale indette dalla Uilm, la manifestazione unitaria del 13 aprile, il rifiuto tutt’altro che isolato e minoritario della libertà di licenziamento raccontano un’altra storia, rivelano un’altra realtà. Per fortuna. Noi siamo con loro. Ci saremo il 13 aprile. Ci saremo sempre.

martedì 27 marzo 2012

Una controriforma che non parla ai giovani e che uccide l’art18












Vendola: la ricetta dell’esecutivo fa male all’economia e il welfare non è affatto una palla al piede.

“Ma di quale riforma del lavoro stiamo parlando? La mia impressione è che la ricetta di questo governo faccia addirittura male all’economia”. Giornate intense per Nichi Vendola, presidente della Puglia e leader di Sel, ieri a Verona alla Fiera Vinitaly, dove ha accompagnato i produttori pugliesi, e domani a Casal di Principe per discutere di legalità e lavoro. La soddisfazione per il risultato raggiunto dalla sua regione – “è la prima in quanto a esportazioni” – non cancella l’amarezza per quanto sta accadendo a Roma.

Una bocciatura senza appello, la sua, quando anche la CGIL salva parte del progetto del governo.

“Vedo una continuità persino impressionante tra lo stile di Sacconi e di Fornero. Come si possono presentare in chiave propagandistica, come misure dolorose ma necessarie per spianare la strada alla ripresa economica, provvedimenti che non rispondono neanche lontanamente ai problemi principali che affliggono il mercato del lavoro? Che riforma è questa costruzione che lascia intatta la giungla dei contratti atipici, che rinvia a chissà quando l’introduzione del reddito minimo, che non estende gli ammortizzatori sociali in una fase drammatica di recessione?”

Allora il PD sbaglia tutto. Si è compatto sulla relazione di Bersani, favorevole alla riforma del lavoro e anche dell’articolo 18, seppur non nella direzione delineata dal governo.

“Un tempo, quando si parlava di riforma, si intendeva un miglioramento delle condizioni di vita, si alludeva a un aumento dei diritti. Ora, invece, si parla di riforma ogni volta che i diritti vengono tagliati. Per me, invece, questa è una controriforma. La ricetta del governo viene contestata da molti Premi Nobel, sarcastici nei confronti del club dell’austerità, nel quale Mario Monti siede con tutti gli onori.”

Insisto: i democratici stanno seguendo la strada sbagliata?

“C’è una evidente differenza di giudizio. Sono molti gli elementi negativi nella controriforma e pazienza se il PD non li vede. Ma cambiare l’articolo 18 può essere drammatico. Se nel centrosinistra si contribuisce a stracciare questa bandiera nel nome di una modernità oscena e repellente, possono innescarsi conseguenze molto importanti.”

Lei usa un termine neutro – importanti, ma vuol dire negative?

“Stiamo facendo delle ipotesi. Ma oltre al palazzo c’è l’Italia reale, le fabbriche, le piazze. Siamo fiduciosi che un dissenso tanto ampio – oltre alla CGIL, ci sono perplessità anche di altre forze sindacali – e la preoccupazione manifestata dalla Cei possano avere effetti positivi. Non si uccida l’articolo 18.”

Detta così, significa che un partito di sinistra si macchierebbe di un delitto nel dire si alla riforma.

“Sergio Cofferati dice che se resta lo stravolgimento dell’articolo 18, bisogna votare contro il provvedimento. Sono d’accordo con lui e anche con Rosy Bindi, quando sottolinea che Monti è debole con i forti e forte con i deboli.”

In un periodo di crescita, sarebbe ancora un’eresia introdurre maggiore flessibilità in uscita?

“Il welfare non è una palla al piede, come pensa la classe dirigente. Bere un calice amaro è il contrario di ciò che è necessario per una crescita sostenibile. Francamente penso che l’evocazione di questo secondo tempo, quando ci si occuperà di crescita, sia uno spot un pò berlusconiano. Il paese crolla, siamo a due punti in meno di Pil. Dov’è l’inversione di tendenza?”.

Il caso Emiliano: D’Alema lo difende sostenendo che rubare milioni e avere in regalo del pesce sono cose ben diverse. Ovvio, ma è anche una questione di opportunità.

“Le rispondo con un esempio: dovevo essere interrogato a Bari come persona informata sui fatti e, sui giornali, questa mia convocaizone in Procura faceva pendant con lo scandalo Cosentino”.ù


Maria Paola Milanesio

fonte: Il Mattino

sabato 24 marzo 2012

Una controriforma che riduce le persone a merci
















Usiamo i termini giusti: questa non è una riforma, ma una controriforma». Nichi Vendola e’ netto. Nessuna apertura di credito verso la riforma del mercato del lavoro e nessuna fiducia nel fatto che questo Parlamento riesca a migliorare il testo annunciato dal governo Monti. Per questo, ragiona, il Pd dovrebbe dire «no».

Vendola, ma lei non salva nulla di questa riforma?
«Chiamiamo le cose con il loro nome e smettiamola di vivere in questa specie di slittamento semantico perpetuo. Ormai c’e’ un vocabolario orwelliano che domina la Repubblica. Un tempo le riforme aprivano la strada a piu’ diritti e facevano crescere il benessere materiale delle persone, oggi si prova a chiamare riforma tutto cio’ che riduce i diritti e produce un arretramento sociale. Quella di cui parliamo e’ una controriforma del lavoro, in perfetta continuita’ con quanto fatto dal ministro Sacconi».

Ma persino la Cigl ammette che ci sono delle cose positive.
«E’ evidente che io salvo le norme contro le dimissioni in bianco e il congedo di paternita’ obbligatoria, sono cose che appartengono alla nostra battaglia. Ma in un quadro di smantellamento dei diritti rischiano di essere semplicemente uno specchietto per le allodole».

Il Pd, come le forze sociali, chiedono modifiche in Parlamento. Non crede sia una strada?
«Non e’ stato reso un buon servizio alla causa annunciando, come hanno fatto le forze che sostengono il governo, un si’ scontato ad ogni provvedimento di questo esecutivo, in questo modo si indebolisce molto la forza di un negoziato. E’ stato un errore di tutti i leader che cosi’ hanno predisposto molteplici autostrade all’avanzata dell’offensiva liberista e su questo hanno giocato con formidabile arroganza il premier Monti e con poco stile tecnico il ministro Fornero. Quello che si accinge a fare il Parlamento non e’ altro che saldare i conti con la modernità e l’Europa».

Ma anche la Cei e’ stata dura. Crede che Cisl, governo e Parlamento possano far finta di niente?
«E’ la sinistra a dover rigettare un’ idea di modernita’ che presuppone la riduzione delle persone al rango di merci. Vorrei ricordare che la modernita’ nella storia del movimento operaio italiano e’ stata rappresentata dal rifiuto della monetizzazione dei diritti. Il movimento ambientalista è nato anche dentro le fabbriche quando gli operai hanno detto no alla monetizzazione del rischio e hanno rivendicato condizioni di salubrita’ nei luoghi di lavoro. Questa idea di modernita’ che fa la spola tra Detroit e Torino, fatta di sacrifici a senso unico e di un rigore che assomiglia a un processo di sadismo sociale e’ completamente sbagliata».

Sta dicendo che dopo la riforma previdenziale, quella dell’ articolo 18 sembra accanimento?
«Esattamente, perche’ dopo la riforma delle pensioni e la riforma del lavoro, l’unica modernita’ che vedo e’ quella delle compagnie di assicurazioni che scaldano i muscoli per surrogare il vuoto di diritti sociali. Uscire dal Novecento in questo modo vuol dire fare un salto indietro, non avanti. Uso sempre la metafora vangelica: il lavoro e’ stato la pietra di scarto in un tempo lungo della storia umana, le lotte del movimento dei lavoratori lo hanno trasformato in una pietra angolare, tanto che il lavoro ha segnato le linee costituzionali delle democrazie».

Bersani, seppur molto critico con questa riforma, ha detto che non togliera’ la fiducia al governo. Sbaglia?
«Se il Pd non riesce a cambiare questa riforma la deve bocciare. La riforma del mercato del lavoro avrebbe dovuto affrontare una serie di temi cruciali per il Paese come la lotta al lavoro nero e lo smantellamento del circo feroce dei 47 contratti di lavoro precario. L’attuale precarieta’ non e’ un fenomeno meterologico ma una costruzione normativa: volevano aprire il mercato del lavoro e guardate dove siamo arrivati. Il futuro e’ diventato una minaccia per un’intera generazione anziche’ il tempo della stessa speranza. E sul tavolo restano ancora il tema di un reddito minimo e l’universalita’ degli ammortizzatori sociali».

Monti ritiene indispensabile la riforma per dare un segnale ai mercati.
«Ma secondo lei gli imprenditori stranieri non vengono in Italia perche’ c’e’ l’articolo 18? E’ una balla. Nel Sud non vengono perche’ non ci sono infrastrutture, perché c’e’ una lentezza burocratica spaventosa, una pressione fiscale altissima e il costo aggiuntivo della tassa della corruzione. Questi sono i mali da estirpare per attirare capitali e investimenti in un Paese che ormai vede bloccati gli ascensori sociali e non ha piu’ ricambio nel mondo del lavoro perche’ non c’e’ turn over».

Ma se il Pd alla fine vota Sel come si regolera’ in vista delle elezioni?
«La questione non e’ come si regolera’ Sel. Il nodo e’ come la sinistra affronta questi temi. Non puo’ usarli strumentalmente».

Restiamo in tema. A Palermo l’Idv ha mollato l’alleanza e si presenta da sola alle amministrative. Ci si può fidare di un partito cosi’?
«I nodi aggrovigliati della politica palermitana andrebbero sciolti con un dibattito molto piu’ franco. C’e stata una lotta senza quartiere nel Pd, c’e’ una spaccatura verticale rispetto alla collocazione regionale del partito di Lombardo. Sel ha atteso che la Commissione dei garanti procedesse alla validazione delle primarie e nel rispetto di 30mila elettori oggi ha un candidato che si chiama Ferrandelli. Ho amicizia e rispetto per Orlando, ma ha compiuto un errore. Tuttavia credo che si debba andare oltre perche’ il centrosinistra ha il dovere di ricomporsi per governare una città che e’ stata spolpata viva dalla destra».

Maria Zegarelli

fonte: L’Unità

sabato 10 dicembre 2011

Oromare, solidarietà ai lavoratori

E' inverosimile la situazione in cui oggi si viene a trovare l’azienda Oromare S.c.p.a., che solo quattro anni fa dava l’idea di rappresentare il fiore all'occhiello della Campania e uno spiraglio concreto per l’occupazione non solo per i cittadini di Marcianise. Tuttavia assistiamo ad un comportamento di assoluta indifferenza da parte dei vertici dell’azienda che hanno rifiutato, senza alcuna valida motivazione, il rinnovo della cassa integrazione per il 2012, richiesta dai 24 lavoratori che al momento sono in stato di agitazione, e vedono l’incombere della messa in mobilità non retribuita, a partire dal 1° gennaio 2012. A tutto ciò si aggiunge il fatto che l’azienda non vede diminuire le proprie commesse a dimostrazione che il lavoro da fare c’è.

“Nell'esprimere tutta la nostra solidarietà ai lavoratori Oromare, - afferma Alessandro Martino, coordinatore di Sinistra Ecologia Libertà di Marcianise – auspichiamo la risoluzione della questione nel più breve tempo possibile, e ci aspettiamo l’intervento concreto e decisivo del Sindaco Tartaglione al fine di sventare l’ennesimo colpo all'occupazione nel territorio di Marcianise.

venerdì 9 dicembre 2011

Sel: successo per la campagna d’ascolto e il volantinaggio sulla manovra finanziaria


Nella giornata di ieri in piazza Umberto Primo ha ottenuto un grande successo la campagna d’ascolto e il volantinaggio sulla manovra finanziaria organizzati dalla sezione di Sinistra Ecologia Liberta Marcianise. “ Oltre a continuare la campagna d’ascolto – dichiara Alessandro Martino coordinatore cittadino Sel Marcianise -che ormai da mesi stiamo portando avanti in tutti i quartieri della nostra città abbiamo ritenuto opportuno informare la cittadinanza anche sulle possibili conseguenze che questa manovra finanziaria comporterà ai comuni cittadini. Una manovra che andrà a colpire quasi esclusivamente le fasce piu’ deboli della popolazione senza invece attaccare quei poteri forti e quelle fasce sociali che in questi anni hanno pagato meno la crisi, anzi ne hanno tratto beneficio. Sicuramente ci sono punti lodevoli in questa manovra come ad esempio la riduzione del numero dei consiglieri provinciali o l’idea di ridurre i vitalizi parlamentari. Tuttavia interventi, ad esempio, come la patrimoniale o la reintroduzione del reato di falso in bilancio erano e sono necessari per una maggiore equità e giustizia sociale”.

martedì 21 giugno 2011

SEL Summer School, al via la scuola di formazione politica

Prende il via giovedì 23 giugno alle ore 18.00 presso la sezione di Sinistra Ecologia Libertà di Marcianise, la prima edizione dell’iniziativa “Sel Summer School”, la scuola di formazione politica promossa dai circoli “Peppino Impastato” di Marcianise e “Giancarlo Siani” di Capodrise. L’iniziativa prevede cinque incontri, con cadenza settimanale, che si terranno nelle sedi dei due circoli, incentrati prevalentemente su temi politico-amministrativi. Il primo appuntamento si svolgerà sul tema “Il governo della città” e vedrà come protagonista Salvatore Vozza, già parlamentare e sindaco di una importantissima città come Castellamare di Stabia.

“Abbiamo pensato di organizzare questi appuntamenti formativi riservati agli iscritti – afferma Mimmo Corsale - della segreteria provinciale di Sel -, con l'ausilio di amministratori ed ex-amministratori per comprendere un po' più da vicino quali possono essere le buone pratiche che un governo locale può adottare per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini. Un modo per confrontarci con personalità di spessore che, quotidianamente, si ritrovano ad affrontare e risolvere questioni vitali che riguardano il lavoro, l'ambiente, l'istruzione, le politiche sociali e il governo del territorio. Lo spirito di fondo di questa iniziativa – conclude Mimmo Corsale – è quello di favorire la crescita di una nuova classe dirigente capace di interpretare le istanze e i bisogni dei cittadini e di dare risposte concrete per loro risoluzione.

“Con questa iniziativa – afferma il coordinatore di Sel Capodrise Domenico Cecere – intendiamo caratterizzare la nostra attività politica anche in seno all’amministrazione comunale cittadina. Sono sicuro che questi incontri formativi ricopriranno un forte ruolo di stimolo alla nostra azione politica sul territorio che, dai banchi dell’opposizione, ci vedrà sempre propositivi ed attenti alle esigenze dei cittadini. È nostra intenzione dare la possibilità a tutti gli iscritti, i simpatizzanti e a tutti i cittadini che vorranno partecipare di conoscere a fondo le dinamiche amministrative affinché si possano approntare proposte serie ed innovative per il governo del territorio e passare dai proclami elettoralistici ai fatti”.

“Il circolo cittadino di Sel Marcianise – afferma il coordinatore Alessandro Martino –, fin dalla sua costituzione nell’ottobre scorso, si è caratterizzato fortemente sulla scena politica cittadina con iniziative che hanno riguardato le tematiche del lavoro, dell’ambiente e della cultura. Abbiamo denunciato per primi al Consiglio comunale, nel dicembre scorso, il pericolo che correvano centinaia di lavoratori della Jabil, che tuttora vivono un periodo di incertezza, creando una forte presa di coscienza collettiva a sostegno del mantenimento dei livelli occupazionali. Così come le battaglie che abbiamo condotto, e che continueremo a condurre, per scongiurare la realizzazione del gassificatore sul nostro territorio e quella sostenuta per restituire il Palazzo del Monte dei Pegni alla città, rendendolo nuovamente fruibile alle tante associazioni cittadine che con grande passione promuovono importanti iniziative culturali. Con questa iniziativa, dopo il grande impegno profuso insieme ai partiti del centrosinistra cittadino, per raggiungimento del quorum e la vittoria dei Si ai referendum, ritengo che segniamo un passo importante per la crescita del nostro partito e per la definizione di un programma amministrativo per la nostra città.

Il calendario degli appuntamenti:


Giovedì 23 giugno ore 18.00 - Circolo di Marcianise - incontro sul tema "Governare la città" ne parliamo con il compagno Salvatore Vozza, già parlamentare e sindaco di Castellamare di Stabia;

Venerdì 1 luglio ore 18.00 - Circolo di Marcianise - incontro sul tema "Terra di Lavoro o Terra di Crisi" ne parliamo con il compagno Michele Colamonici, già segretario generale della CGIL di Caserta;

Giovedì 7 luglio ore 18.00 - Circolo di Capodrise - incontro sul tema "Ambiente - Gestione dei rifiuti - Energie Rinnovabili" ne parliamo con Enzo Cenname, sindaco di Camigliano

Giovedì 14 luglio ore 18.00 - Circolo di Marcianise - incontro sul tema "Scuola: Pubblica, di qualità e per tutti" ne parliamo con Tommaso Zarrillo, preside e già sindaco della città di Marcianise

Giovedì 21 luglio ore 18.00 - Circolo di Capodrise - incontro sul tema "Politiche Sociali e welfare cittadino"

lunedì 24 gennaio 2011

Vertenza Competence Emea, subito un consiglio comunale straordinario

Sinistra Ecologia Libertà esprime piena solidarietà e vicinanza ai lavoratori della Competence Emea che, a partire da oggi, stanno presidiando gli ingressi della fabbrica, manifestando per il diritto al lavoro e contro ogni possibile “speculazione” economico-finanziaria che aleggia sul futuro aziendale, con l'avvio della cassa integrazione straordinaria a zero ore. Questa mattina una delegazione del circolo cittadino “Peppino Impastato” si è recata presso la fabbrica per ascoltare le lavoratrice e i lavoratori. In tale contesto sono emerse tutte le preoccupazioni sul mantenimento dei livelli occupazionali, considerate soprattutto le difficoltà dell'azienda nel far fronte al pagamento dei fornitori, e l'incertezza del nuovo piano industriale presentato dalla Competence Emea, che indirizza i processi produttivi verso la realizzazione di celle fotovoltaiche (wafer) e, per i quali, nessun tipo di investimento economico è stato finora effettuato.

Abbiamo sollecitato nuovamente l'Amministrazione di Marcianise per convocare un Consiglio comunale straordinario che metta al centro della discussione la vertenza della Competence Emea, così come già richiesto nella seduta del civico consesso del 23 dicembre dello scorso anno, invitando le rappresentanze sindacali e i lavoratori. Riteniamo, infatti, indispensabile che tutti i livelli politico-istituzionali debbano adoperarsi per far si ché tale problematica non venga confinata all'interno dei cancelli perimetrali dell'azienda.


Chi ha responsabilità politiche di rappresentanza deve intervenire, nelle sedi opportune, per sostenere una battaglia di civiltà, per difendere il diritto al lavoro di centinaia e centinaia di persone, ed evitare che un'economia spregiudicata possa spingerli nel baratro dell'incertezza e cancellare la loro speranza per un futuro migliore.

In questo senso, deve essere forte ed unanime la richiesta di un interessamento da parte del Governo nazionale, ed in particolare del Ministero dello Sviluppo Economico, affinché si faccia finalmente chiarezza sull'intera vicenda, mettendo in campo una seria politica industriale per il rilancio del settore e la salvaguardia dei livelli occupazionali.


martedì 18 gennaio 2011

Ambiente, Lavoro e Solidarietà: il circolo di Sel prepara le prossime iniziative


Nella serata di lunedì 17 gennaio, il direttivo del circolo "Peppino Impastato" ha eletto, all'unanimità, i seguenti componenti del coordinamento cittadino: Mimmo Corsale (Coordinatore), Angelo Fabozzi, Mimmo Giuliano, Michele Golino, Alessandro Martino, Angelo Piccolo, Salvatore Valerio. Nella stessa riunione sono stati eletti anche i responsabili dei Forum: Salvatore Valerio (Ambiente); Peppe Di Dio (Politiche Giovanili e Movimenti); Mimmo Giuliano (Lavoro); Vincenzo De Crescenzo (Saperi); Alessandro Martino (Politiche Sociali) e Domenico Cristiano (Urbanistica e Mobilità).

Nell'incontro si è fatto il punto sulle iniziative intraprese dal circolo cittadino e, in particolare, sulla battaglia contro la volontà dell'amministrazione di centrodestra, guidata dal sindaco Antonio Tartaglione, di installare sul nostro territorio un impianto termico per il trattamento dei rifiuti (Gassificatore), sulla necessità di sostenere le lotte degli operai che vedono in pericolo il loro futuro lavorativo (Competence Emea, Ixfin, etc.), per il quale abbiamo chiesto la convocazione di un Consiglio comunale monotematico aperto, e sull'ordinanza di sgombero, promossa dall'amministrazione cittadina, del campo nomadi in località Santa Veneranda. Su questi temi, il coordinamento cittadino si riunirà nelle prossime ore per decidere le altre iniziative da intraprendere nella città.

lunedì 20 dicembre 2010

No al Gassificatore, SEL: "Il centrosinistra promuova un'azione congiunta"


I comitati, nel nostro ordinamento giuridico, sono raggruppamenti di volontari i quali si costituiscono per raggiungere un singolo, o più singoli obiettivi, per il bene di un intera comunità. Tra questi interessi collettivi rientrano, appunto, l'interesse alla tutela dell'ambiente, il diritto alla salute, il diritto alla casa, etc. Essi possono presentare istanze, petizioni, proposte come pure promuovere referendum, oltre che organizzare convegni e cortei per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi costitutivi. Ma le responsabilità sono limitate poiché essi non ricoprono nessun ruolo istituzionale.

I partiti politici costituiscono, invece, l'anello di congiunzione tra le istituzioni rappresentative (Comuni, Province, Regioni, Parlamento) e la volontà popolare. Nel nostro ordinamento, e in tutti gli altri sistemi democratici, per scegliere i propri rappresentati si ricorre infatti all'intermediazione di organismi che orientano le attività e le scelte dei cittadini. I partiti mirano, in sostanza, ad influenzare la determinazione dell'indirizzo politico nelle scelte che attengono ad una comunanza di interessi. L'esercizio della sovranità popolare dei cittadini non è, dunque, diretta ma indiretta ed avviene eleggendo dei rappresentanti con il compito di fare gli interessi dei cittadini.

Fatta questa breve (e noiosa per alcuni) precisazione è opportuno, ritornando alla manifestazione dell’11 dicembre scorso, ribadire che SEL ha esercitato esattamente un proprio diritto – dovere, aderendo al corteo in via ufficiale, ritenendo l'interesse in gioco una questione di carattere collettivo (salute e ambiente), che riguarda tutti i cittadini e, in quanto tale, ritenendo che una partecipazione diffusa poteva (e può) contribuire maggiormente a sostenere una causa giusta. Ma anche perché SEL sostiene una proposta differente in tema di rifiuti.

Avendo l'iniziativa (corteo e convegno), assunto una connotazione specifica e, precisamente, di contrasto all'installazione sul nostro territorio di un impianto termico per il trattamento dei rifiuti, del tipo Gassificatore, (a sostegno di questo dato reale vi era l'esibizione di altri cartelli e striscioni che scongiuravano questi ipotesi: “No al gassificatore”, oltre che quelli con la dicitura “Basta Tumori”), ci è sembrato opportuno partecipare attivamente con le componenti sociali presenti sul territorio.

Sinistra Ecologia Libertà si è posto il duplice e ambizioso obiettivo, di recuperare il rapporto con le persone e di rispettare fedelmente il ruolo che la nostra Costituzione riserva ai partiti politici, anche promuovendo e sostenendo battaglie per la difesa del lavoro e del territorio, per l'ambiente e per la salute. Questi sono concetti primari della democrazia, del vivere civile, su cui si fondano i nostri rapporti quotidiani che ogni cittadino, appartenente ad uno Stato democratico, dovrebbe seguire.

Un dato però è emerso e cioè per arrivare a risolvere il problema, è necessario, per un fatto istituzionale, passare obbligatoriamente per gli organi che sono deputati a praticare tali soluzioni, con la partecipazione di tutte le componenti sociali presenti sul territorio.

Ed è proprio per questi motivi che, considerato anche l'attuale posizione dell'amministrazione e dei partiti del centrodestra sulla questione del Gassificatore, chiediamo ai partiti d'opposizione di centrosinistra di promuovere insieme un'azione congiunta per contrastare l'insediamento di questo impianto sul nostro territorio e di formulare una proposta comune in materia di rifiuti, coinvolgendo anche esperti in materia ambientale e, soprattutto, esperienze amministrative che adottano politiche di Gestione a freddo dei rifiuti anziché quelle che prevedono processi di combustione.