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martedì 8 maggio 2012
"Non li snobbiamo. Subito un confronto"
«Il tracollo del centrodestra, il fatto che il centrosinistra non riesca ad approfittarne per decollare e l’irrilevanza del terzo polo». Questi secondo Nichi Vendola i tre dati fondamentali che escono dal voto amministrativo.
Ne metterei un quarto piuttosto rilevante, Vendola, ossia l’affermazione del Movimento 5 Stelle.
«Ovviamente sì, un’ affermazione che vedo come una spina nel fianco del centrosinistra. Perché quel Movimento riesce a catalizzare il disincanto e a organizzare un nuovo civismo. Noi non dobbiamo assolutamente snobbarli ma, al contrario, aprire un confronto serio con loro. E lo dico al netto delle polemiche che mi hanno contrapposto a Beppe Grillo».
Scusi, ma due settimane fa. in un’intervista al nostro giornale, lei definì l’antipolitica “un’onda melmosa gonfia di passioni tristi, di livore che sostituisce l’analisi, di grugniti che prendono il posto delle strategie. Una sorta di bestemmia liberatoria…”. Cambiato opinione?
«Ma no, quella per me era ed è l’antipolitica. Tutt’altra cosa è chi lavora sul territorio come i tantissimi militanti ed elettori del Movimento 5 Stelle. Con loro dobbiamo parlare e misurarci, non certo fare a gara di insulti. Anche perché il suo consenso è direttamente proporzionale al deficit di credibilità che spesso azzoppa il centrosinistra».
Eppure sembra che il centrosinistra riesca a vincerle queste elezioni…
«Sicuramente alla fine dei conti, avremo vinto gran parte delle sfide. Tuttavia. di fronte alla sconfitta storica di Pdl e Lega, una sconfitta che potrebbe anche essere la chiusura di un ciclo, io non vedo ancora un progetto forte, un’idea compiuta di alternativa. Mi pare che siamo visti solo come una coalizione elettorale ma non politica e spesso percepiti come un sistema di potere e non come un’Alleanza per il cambiamento».
Lei pensa che questo voto rilanci la famosa foto di Vasto?
«lo non parlo di foto ma di progetti, penso che se non mettiamo in campo da subito la nostra proposta per l’Italia rischiamo di perdere il treno. Invece vedo che il Pd continua ad attardarsi dietro alla chimera del Terzo Polo che, come hanno dimostrato gli elettori, non ha corrispondenza nella società e nel voto. Direi che risulta una forza irrilevante. Gli stessi ceti medi piuttosto che inseguire gli aquiloni del moderatismo sì tuffano nel mare agitato del radicalismo populista».
Come in Grecia ma non come in Francia.
«lo vedo un sintonia tra il voto francese e quello greco. Hollande vince perché dice parole forti contro le politiche liberiste e di austerità dell’Europa. In Grecia perdono quelli che hanno sacrificato il popolo sul1′altare del memorandum europeo, mentre vincono due partiti di sinistra che fanno un discorso europeista ma alternativo. Ovviamente anche qui esiste un’onda melmosa, stavolta composta da neonazisti».
Quindi secondo lei dalla Francia alla Grecia passando per l’Italia, il voto è contro questa Europa?
«E’ evidente che c’è un fortissimo malcontento nei confronti delle tecnocrazie europee, compresa quella che guida il governo italiano».
Prima il Pd fa cadere Monti e meglio è?
«Quando ci si spaventa di fronte agli effetti della democrazia, siano i referendum, o le elezioni anticipate, si commette un grave errore. La medicina che può curare la crisi della nostra società non é la tecnica ma la politica. La democrazia non è il problema, è la soluzione».
Ma Bersani ha detto che lui non vuole vincere sulle macerie del Paese…
«Con molto affetto gli rispondo che io spero di non perderle quelle elezioni, sulle macerie del Paese. Francamente non mi pare che il nostro governo le stia rimuovendo quelle macerie».
Intervista di Riccardo Barenghi a Nichi Vendola pubblicata oggi sul quotidiano La Stampa
sabato 5 maggio 2012
Grillo e la politica degli insulti
“Fava di ‘sta cippa, non ci rompere i coglioni e vai a lavorare se lo trovi” (Marco). “Fava, prima della tua dipartita fallo qualche callo nelle mani… lavora!!!” (anonimo). “Un altro fottuto fallito apre la bocca e gli dà fiato. Caro Fava, la fava ficcatela al culo e premi forte!” (Marco Donati). “Questi sinistretti cominciano a vacillare col cervello” (Giancarlo Sartoretto, detto Giankazzo da Velletri). “Addio burocrate dal lauto compenso, finirai a lavorare come tutti gli altri tuoi compari di tavolata” (Beppe). “Claudio Fava, tipico professionista dell’antimafia” (Gianni Frascogna). “Il signor Fava Claudio, uno che ha costruito la sua carriera politica in nome del padre morto ammazzato da quella Mafia di cui lui si riempie la bocca ma a cui ha sempre fatto soltanto il solletico!” (Marco Salemi). “Claudio Fava e chi cazzo è Claudio Fava ma vaffanculo Claudio Fava torna nella tua tana verme!” (Fede M.). “Povero Fava hai che capirlo poverino dalla morte del padre è rimasto traumatizzato e sicuramente il cervellino non si è sviluppato ed è rimasto un poco celebroleso” (anonimo). “Figlio di cotanto padre, qualcosa ha modificato il DNA, l’assidua frequentazione del pd, le poltrone, i soldi o semplicemente la madre è certa, il padre chi può dirlo” (Riccardo Garofoli). “Da uno che si chiama fava cosa si poteva aspettare se non un’uscita a cazzo?” (Luca M). “Sei più ributtante di chi ti comanda” (anonimo). “Vai, nuova sinistra che già puzza di morto” (Piero F.). “Ecco uno dei peggiori. Ed essendo uno dei peggiori non poteva che essere lui a toccare il fondo: mafioso!” (Paolo Cicerone). “La democrazia della mì fava” (Manuela Bellandi). “Caro Claudio, sei davvero una fava” (Tiziano Cecconi).
C’è qualcosa di irrimediabilmente fascista nei post che accompagnano le sortite di Beppe Grillo sul suo blog. Non è l’insulto, non è lo sberleffo ma l’assenza d’ogni parvenza di ragionamento, di pensiero critico, di dubbio. C’è il Messia, e poi c’è un imbecille che ha criticato il verbo del Messia: basta questo a scatenare la caccia all’uomo.
La storia è nota. Dice Grillo, comiziando a Palermo, che le tasse, la politica, lo Stato sono peggio della mafia. Almeno Cosa Nostra si limita a estorcere alle proprie vittime solo il 10 per cento sotto forma di onesta cagnotta. La mafia non le strangola mica le persone. Come invece fa lo Stato.
Parole in libertà. Chi vi scrive ha mandato a dire a Grillo che in quella sua involontaria apologia mafiosa non c’era nulla di originale. Lo spiegava Vito Ciancimino dai banchi di Palazzo delle Aquile, lo dicevano i mafiosi e gli amici dei mafiosi: la colpa è dello Stato, non di Cosa Nostra. Lo predicò a lungo perfino la chiesa siciliana: ne ammazza di più l’aborto che la mafia. Solo un problema di numeri, insomma: da una parte un moderato pizzo del dieci per cento, dall’altra il conto degli ammazzati non poi così drammatico. Basta imparare a conviverci…
Ciò che disorienta non è tanto il merito grossolano dei ragionamenti quanto il metodo con cui vengono offerti. Con limpida parodia berlusconiana Grillo parla solo per decreto, non si confronta con chi la pensa diversamente, non accetta interlocuzioni. S’affaccia da una finestra e le manda a dire. Se critichi e fai parte della sua compagnia, ti cancella con un click del mouse; altrimenti si limita ad aprire la caccia all’untore sul suo blog. E se s’accorge d’averla fatta fuori dal vaso, come è accaduto a Palermo, ti manda a dire che la stampa di regime ha travisato il significato delle sue parole, non ha compreso il contesto, non ha ben riportato le virgole. Gli stessi argomenti che per quindici anni ci ha ammannito Berlusconi.
Non mi stupisco. Perché il punto oggi non è essere di destra, di sinistra, di sopra o di sotto, per la politica tonda o quadrata, per il sistema dei partiti o per quello dei califfati, per il popolo o per la corona: il problema è che se ti senti Unto dall’Alto, l’unica cosa che ti preme è trovare una piazza colma, una finestra alla quale affacciarti e un editto da proclamare. E quando non c’è la piazza, te la procura il mio amico Michele Santoro: uno spottone in tivù su Beppe Grillo, un collegamento in diretta senza contraddittorio, un bel monologo di dieci minuti, mica Grillo è un politico come gli altri, mica il suo partito è come gli altri, mica ha bisogno di discutere con gli altri…
Qualcuno crede che sia questa la nuova politica. Io, che forse di politica me ne intendo poco, ho smesso di credere nei messia quando andavo al catechismo. E non mi diverto a cantarmela e a suonarmela da solo. Se Grillo vuole, possiamo discutere di questo e d’altro pubblicamente, dove vuole, quando vuole. Ma ho il sospetto che non vorrà. Tanto, come ci manda a dire Mario De Gasperi da Roma alle 8.46 del primo maggio: “Lo stato è molto peggio della mafia, lo stato è criminale, lo stato è la vera mafia, viva Beppe Grillo”.
Claudio Fava
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