Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia. Enrico Berlinguer
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mercoledì 1 agosto 2012

Marcianise - Golino: "In politica valgono le ragioni dello stare insieme e della condivisione"

Meraviglia che un uomo pacato ed equilibrato, e che peraltro riveste una importante carica politica, si avventuri in giudizi trancianti su fatti ed avvenimenti che, molto sicuramente, non conosce. Chi ha delle responsabilità di guida di un partito dovrebbe armarsi di buon senso e di ragionevolezza, cercando di preservare lo spirito della coalizione piuttosto che lanciare assurdi anatemi, soprattutto se si pensa di esserne l’architrave.   

E ciò lo dico con la consapevolezza che siamo tutti chiamati ad una seria e profonda analisi a cui affidare la nostra autocritica, compresa la mia, soprattutto per il rispetto dei cittadini che avevano riposto enorme fiducia nei confronti del centrosinistra, tributando alla coalizione, nella tornata amministrativa del 2006, oltre il 62% dei consensi e che videro cadere in frantumi l’intera Amministrazione Comunale. 

Leggo dalla stampa che qualcuno, ancora una volta, nel chiuso delle proprie stanze ha fatto analisi, considerazioni, riflessioni ed ha concluso nella maniera più semplice possibile: la colpa è degli altri. Personalmente avevo riposto molta fiducia nella miracolosa capacità terapeutica del tempo, ma devo prendere atto che l’ipertrofia dell’io è un male incurabile. Le ragioni di un fallimento non possono essere attribuite solo ad altri. Mi sembra di rivivere ancora quei momenti di una fase politica in cui chi aveva l’onere e l’onore di guidare una coalizione trascendeva oramai dalla propria dimensione fisica, dalle dimensioni spazio temporali della storia. 

E’ ancora vivo in me il ricordo di quando rispetto ad un estremo tentativo di far valere le ragioni di una squadra e della coalizione sentimmo tuonare: Io sono il sindaco, io sono il PD, io sono l’amministrazione comunale, io sono la coalizione.

Purtroppo non è cambiato nulla. L’atteggiamento di qualcuno è sempre lo stesso e questo comportamento non fu solo un gruppo di consiglieri comunali a rifiutarlo. Fu l’intera città. Le elezioni che ne seguirono lo dimostrarono ampiamente.

Non ci si vuole rendere conto che in politica valgono le ragioni dello stare insieme e della condivisione. 
Per quanto mi riguarda, ammaestrato dal passato, sono pronto a qualsiasi tipo di confronto ed una analisi corretta e serena di ciò che è accaduto.

Angelo Golino - Presidente provinciale di Sinistra Ecologia Libertà

giovedì 26 luglio 2012

Marcianise - Il centrosinistra si organizza in vista delle prossime competizioni elettorali

Nella serata del 24 luglio scorso si sono riuniti i partiti del centrosinistra per riprendere la discussione e la riflessione su una proposta politico – amministrativa da sottoporre alla città. Presenti i rappresentanti dell’API, IdV, PSI, SEL e Verdi. Nell’ambito della discussione  è stata evidenziata la necessità di continuare a monitorare l’azione amministrativa dell’attuale commissario cittadino.

E’ stata espressa con forza, inoltre, da parte di tutti  i presenti, la necessità di continuare a rivolgere l’attenzione e l’azione verso le questione che si presentano e che interessano nel quotidiano la nostra città. Non ultima la situazione, fortemente critica, dell’ospedale di Marcianise. In merito i presenti sono stati comunemente d’accordo sulla necessità di vigilare sull’applicazione del Piano Sanitario Regionale a  garanzia della tutela sanitaria dei cittadini del nostro territorio.

Durante la riflessione sono state avanzate diverse azioni da mettere in campo per costruire un programma che, tra l’altro, tenga  in debito conto i bisogni e le aspettative dei cittadini per la costruzione di una città vivibile.

Oltre alla necessità che si realizzino eventi che portino la cultura marcianisana a diventare fatto concreto e non chiacchiere, si è  convenuto sulla necessità di avere un momento di riflessione pubblica sulle ragioni che hanno determinato la crisi dell’ultima amministrazione comunale. Una riflessione a cui si invita, e si spera possa coinvolgere, l’intera cittadinanza, convinti che dall’analisi e riconoscimento degli errori del passato si costruisce un futuro più solido.

domenica 10 giugno 2012

"A me interessa la partita"


Pubblichiamo l’intervista rilasciata oggi da Nichi Vendola a Repubblica.

Vendola, sottoscrive le parole di Di Pietro contro Bersani?
«Non le sottoscrivo, la mia specialità del resto non sono le intemperanze né l’irascibilità».

Ma lei con chi sta: con Bersani o con Di Pietro?
«Intanto voglio dire che è positivo che tante anime del centrosinistra riprendano a parlarsi sia pure in modo frizzante, e soprattutto che lo facciano davanti a una platea inquieta e esigente come quella della Fiom. È una finta ingenuità stupirsi delle asprezze e dei toni rudi. Conosciamo le divaricazioni e i contrasti. Non avremmo avuto il ventennio berlusconiano se la sinistra non si fosse così accuratamente divisa».

Questa è la malattia antica. Ma lei quali idee ha per il futuro?
«Il fatto nuovo è che ci sia una ripresa di parola davanti alla questione sociale. Io non vorrei neanche sovraccaricare di significati i toni usati da Di Pietro, che si è posizionato con forza, ma dubito molto che la sua sia un’uscita dalla coalizione del centrosinistra».

Sta cercando di tenersi in equilibrio, Vendola?
«No, sto cercando di mettere tutti davanti alle responsabilità che abbiamo di costruire unitariamente l’agenda del cambiamento poiché siamo collocati sull’orlo di un cratere e il vulcano della crisi sociale, della disoccupazione di massa, della recessione, della povertà può eruttare da un momento all’altro. Essere responsabili non significa cercare il minimo comune denominatore, bensì costruire un patto con il mondo del lavoro e le giovani generazioni. O il centrosinistra è questo oppure non c’è, è un artificio elettorale».

La “foto di Vasto”, quell’alleanza Vendola, Di Pietro, Bersani è strappata, rotta?
«Per me la foto di Vasto è sempre stata solo l’evocazione di una possibilità: quella di un’uscita a sinistra dalla crisi del berlusconismo. I protagonisti di quell’immagine sono forse necessari, ma non sufficienti, per incarnare una grande e credibile alternativa.
Comunque io scelgo la piattaforma della Fiom “senza se e senza ma”».

Si presenta alle primarie del Pd?
«Sono a disposizione».

Cioè, si presenta o no?
«Di mestiere non faccio il candidato alle primarie, non sono divorato dalle ambizioni personali».

Ma fu lei a lanciare la sfida.
«Oggi siamo in un evo differente rispetto al luglio 2010. È una scelta che si compie collettivamente, non sono un ragazzo in carriera».

Sarebbe disposto a sciogliere Sel, il suo partito?
«Ho detto, nel congresso di fondazione, che più che il partito mi interessa la partita per uscire dall’egemonia della destra».

Pensa forse a un “listone” della sinistra?
«Siamo impegnati nella costruzione di un nuovo soggetto plurale, popolare, della sinistra del futuro così come lo evocano gli intellettuali di ALBA e i sindaci, da Pisapia a Emiliano, De Magistris, Zedda, Orlando…».

Ci sarà una lista Fiom alle elezioni?
«Penso di no, la Fiom sta facendo bene il sindacato ed è un compito politico».

Andrebbe al voto “divorziato” dal Pd?
«Non andrei mai diviso dalle ragioni del mondo del lavoro».

Bersani e l’impegno per i gay: a lei, omosessuale, quale effetto fa?
«Bene, ora però la battaglia in Parlamento. Mi sono sentito troppe volte preso in giro dal piccolo cabotaggio, dall’ipocrisia, dal “vorrei ma non posso”. L’impegno è il minimo che la decenza impone a qualunque forza democratica, visto che l’Italia vive dentro una tenebra oscurantista»

Giovanna Casadio

fonte: repubblica

giovedì 17 maggio 2012

E' un Paese per vecchi


Sul quotidiano “La Repubblica” di oggi è apparso un articolo che rileva come la classe dirigente italiana sia la più vecchia d’Europa. L’analisi è contenuta in un report della Coldiretti, che ha riscontrato che nel nostro Paese l’età media dei funzionari italiani è di 59 anni.
L’analisi si concentra principalmente sulle “poltrone” universitarie e su quelle politiche. Un quarto dei professori universitari ha infatti più di 60 anni, mentre sul fronte politico il “ricambio generazionale” ha portato in cabina di regia un Presidente del Consiglio sessantanovenne – comparando tali dati con i corrispettivi europei è utile osservare come in Spagna solamente l’8% del corpo docenti raggiunga i 60 anni di età, mentre nel Regno Unito David Cameron è diventato Ministro a “soli” 43 anni.

Il report di Coldiretti prosegue: i ministri più giovani del Governo Monti hanno 57 anni e nelle ultime tre legislature in Italia siano stati eletti solamente due deputati under 30. Tali dati costituiscono già di per se stessi un grosso campanello d’allarme, soprattutto se incrociati con quelli relativi all’occupazione in Italia nel primo trimestre del 2012 – l’Istat ha rilevato che il nostro Paese ha raggiunto un tasso di disoccupazione vicino alla doppia cifra (9,8%) e ancor più drammatica è il dato percentuale della disoccupazione giovanile (35,9%).

La riforma del mercato del lavoro non ha prodotto quelle risposte che la società civile si aspettava, il ddl mantiene inalterate le 46 forme contrattuali atipiche vigenti nel nostro paese e a quanto pare anche solo per prendere in considerazione il reddito minimo garantito i tempi non sono sufficientemente maturi come l’età media della nostra classe dirigente – a tal proposito: solamente l’Italia ne è sprovvista, in Europa.

Quale ipotesi si prospetta per i giovani del nostro Paese? E’ chiaro che proprio il Ministro della Coesione territoriale a rilevare che “se l’Italia non riesce a crescere, è giusto che i giovani vadano via” allora, a quel punto, le ragioni sono sufficientemente valide per ipotizzare che la Coesione territoriale risieda altrove. Diciamo all’estero.

Eppure parecchi giovani italiani vorrebbero continuare a vivere lavorando nel proprio Paese. I giovani italiani sono una risorsa, per il proprio Paese. Anche le istituzioni se ne rendono conto, un mese fa il Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Santagata aveva ipotizzato una piattaforma virtuale per recuperare il patrimonio intellettuale perduto. Ma la sensazione è che la proposta, seppur innovativa, non vada nella direzione giusta.

Magari, ogni tanto, si potrebbe anche provare a pensare di svecchiare il patrimonio antropologico istituzionale. Magari, se davvero il problema del patrimonio intellettuale perduto è davvero caro alle istituzioni stesse, si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di investire nell’Università e nella ricerca – che sono il fondamento primo della crescita di una nazione democratica.

Anche per questo che SEL sarà in piazza a Roma, a sostegno de “La meglio gioventù”. L’appuntamento è per il 26 maggio, unitevi a noi!

sabato 5 maggio 2012

Grillo e la politica degli insulti


“Fava di ‘sta cippa, non ci rompere i coglioni e vai a lavorare se lo trovi” (Marco). “Fava, prima della tua dipartita fallo qualche callo nelle mani… lavora!!!” (anonimo). “Un altro fottuto fallito apre la bocca e gli dà fiato. Caro Fava, la fava ficcatela al culo e premi forte!” (Marco Donati). “Questi sinistretti cominciano a vacillare col cervello” (Giancarlo Sartoretto, detto Giankazzo da Velletri). “Addio burocrate dal lauto compenso, finirai a lavorare come tutti gli altri tuoi compari di tavolata” (Beppe). “Claudio Fava, tipico professionista dell’antimafia” (Gianni Frascogna). “Il signor Fava Claudio, uno che ha costruito la sua carriera politica in nome del padre morto ammazzato da quella Mafia di cui lui si riempie la bocca ma a cui ha sempre fatto soltanto il solletico!” (Marco Salemi). “Claudio Fava e chi cazzo è Claudio Fava ma vaffanculo Claudio Fava torna nella tua tana verme!” (Fede M.). “Povero Fava hai che capirlo poverino dalla morte del padre è rimasto traumatizzato e sicuramente il cervellino non si è sviluppato ed è rimasto un poco celebroleso” (anonimo). “Figlio di cotanto padre, qualcosa ha modificato il DNA, l’assidua frequentazione del pd, le poltrone, i soldi o semplicemente la madre è 
certa, il padre chi può dirlo” (Riccardo Garofoli). “Da uno che si chiama fava cosa si poteva aspettare se non un’uscita a cazzo?” (Luca M). “Sei più ributtante di chi ti comanda” (anonimo). “Vai, nuova sinistra che già puzza di morto” (Piero F.). “Ecco uno dei peggiori.
Ed essendo uno dei peggiori non poteva che essere lui a toccare il fondo: mafioso!” (Paolo Cicerone). “La democrazia della mì fava” (Manuela Bellandi). “Caro Claudio, sei davvero una fava” (Tiziano Cecconi).

C’è qualcosa di irrimediabilmente fascista nei post che accompagnano le sortite di Beppe Grillo sul suo blog.  Non è l’insulto, non è lo sberleffo ma l’assenza d’ogni parvenza di ragionamento, di pensiero critico, di dubbio. C’è il Messia, e poi c’è un imbecille che ha criticato il verbo del Messia: basta questo a scatenare la caccia all’uomo.

La storia è nota. Dice Grillo, comiziando a Palermo, che le tasse, la politica, lo Stato sono peggio della mafia. Almeno Cosa Nostra si limita a estorcere alle proprie vittime solo il 10 per cento sotto forma di onesta cagnotta. La mafia non le strangola mica le persone. Come invece fa lo Stato.

Parole in libertà. Chi vi scrive ha mandato a dire a Grillo che in quella sua involontaria apologia mafiosa non c’era nulla di originale. Lo spiegava Vito Ciancimino dai banchi di Palazzo delle Aquile, lo dicevano i mafiosi e gli amici dei mafiosi: la colpa è dello Stato, non di Cosa Nostra. Lo predicò a lungo perfino la chiesa siciliana: ne ammazza di più l’aborto che la mafia. Solo un problema di numeri, insomma: da una parte un moderato pizzo del dieci per cento, dall’altra il conto degli ammazzati non poi così drammatico. Basta imparare a conviverci…

Ciò che disorienta non è tanto il merito grossolano dei ragionamenti quanto il metodo con cui vengono offerti. Con limpida parodia berlusconiana Grillo parla solo per decreto, non si confronta con chi la pensa diversamente, non accetta interlocuzioni. S’affaccia da una finestra e le manda a dire. Se critichi e fai parte della sua compagnia, ti cancella con un click del mouse; altrimenti si limita ad aprire la caccia all’untore sul suo blog. E se s’accorge d’averla fatta fuori dal vaso, come è accaduto a Palermo, ti manda a dire che la stampa di regime ha travisato il significato delle sue parole, non ha compreso il contesto, non ha ben riportato le virgole. Gli stessi argomenti che per quindici anni ci ha ammannito Berlusconi.

Non mi stupisco. Perché il punto oggi non è essere di destra, di sinistra, di sopra o di sotto, per la politica tonda o quadrata, per il sistema dei partiti o per quello dei califfati, per il popolo o per la corona: il problema è che se ti senti Unto dall’Alto, l’unica cosa che ti preme è trovare una piazza colma, una finestra alla quale affacciarti e un editto da proclamare. E quando non c’è la piazza, te la procura il mio amico Michele Santoro: uno spottone in tivù su Beppe Grillo, un collegamento in diretta senza contraddittorio, un bel monologo di dieci minuti, mica Grillo è un politico come gli altri, mica il suo partito è come gli altri, mica ha bisogno di discutere con gli altri…

Qualcuno crede che sia questa la nuova politica. Io, che forse di politica me ne intendo poco, ho smesso di credere nei messia quando andavo al catechismo. E non mi diverto a cantarmela e a suonarmela da solo. Se Grillo vuole, possiamo discutere di questo e d’altro pubblicamente, dove vuole, quando vuole. Ma ho il sospetto che non vorrà. Tanto, come ci manda a dire Mario De Gasperi da Roma alle 8.46 del primo maggio: “Lo stato è molto peggio della mafia, lo stato è criminale, lo stato è la vera mafia, viva Beppe Grillo”.

Claudio Fava

lunedì 23 aprile 2012

Vive la gauche!


La prima impressione che viene guardando i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali in Francia è che tanta gente è andata a votare. La temuta astensione di massa non si è manifestata e, probabilmente, i dati che la prevedevano incorporavano una quota di indecisi che alla fine hanno deciso di mobilitarsi. Penso che il motivo prevalente, in tempi di crescente antipolitica, sia dovuto alla nettezza e articolazione delle proposte politiche in campo. La prima considerazione, quindi, riguarda la necessità di tener viva la competizione democratica consentendo l’effettivo esercizio della scelta elettorale tra opzioni ben distinte, a differenza di tentazioni neoautoritarie basate sulla convergenza forzosa, magari in grandi coalizioni, che sequestrano la possibilità effettiva di scegliersi il proprio programma politico.

La seconda osservazione è certamente relativa al crollo di Sarkozy. Due milioni di voti persi rispetto al voto di cinque anni fa rappresentano una bocciatura senza appello. Più che l’aritmetica che somma i voti delle destre è questo il dato che, probabilmente, segnerà anche il secondo turno. I francesi hanno bocciato il mix sarkozista di nuova destra populista in patria e rigorista, persino in asse con la Germania di Angela Merkel, in Europa. Il presidente neogollista ha squassato la politica francese, oscillando tra posizioni estremiste di destra contro rom, migranti e “racaille” delle banlieu e occhieggiamenti alle elites economiche e culturali. Dopo cinque anni il giovane e “nuovo” Sarkò appare logoro e incerto: dalle amicizie pericolose di Ben Alì alla guerra brutale in Libia, dal profilo “americano” dell’era pre Obama al vanto di aver salvato la Francia dalla crisi (ma in realtà il paese non ne è stato ancora investito con la forza dei vicini mediterranei). Anche la gestione molto decisa ed efficace della tragedia di Tolosa è apparsa fuori tempo massimo per restituire l’allure da uomo deciso oramai perduta.

Il risultato di Hollande è ottimo. Passare il primo giro in testa vuol dire fare la corsa e, vista la crescente sfiducia nel presidente uscente, è sempre più probabile che, come indicano tutti i sondaggi, la Francia rielegga un socialista all’Eliseo, il secondo Francois. Hollande ha avuto il merito di resistere alla lunghissima campagna cominciata con le primarie. Ha attraversato indenne il caso Strauss Kahn, le tensioni interne al Ps, la lunghezza stessa della campagna che lo stava logorando, evidenziandone i limiti di leadership carismatica, mentre stava sorgendo l’astro di Melenchon. Il suo merito, quindi è stato quello di costruire un programma credibile e di sinistra, dalla politica fiscale alla revisione del Fiscal compact passando per le proposte di assunzioni nel campo della scuola, facendo la campagna sui contenuti piuttosto che sull’apparire “personaggio”: il contrario di ciò che fece Segolene cinque anni fa. Ciò che a Hollande è stato rimproverato, la sua eccessiva seriosità, si è rivelata una “forza tranquilla” che mi auguro sbarchi nel più alto scranno della Republique.

Eppure, il secondo turno dipenderà dagli elettori che hanno fatto altre scelte, visto che in Francia il sistema a doppio turno è stato pienamente introiettato e non mette in crisi il principio bipolare. In questo campo fa impressione l’affermazione di madame Le Pen, che raggiunge quasi il 20%. è il più alto risultato di sempre per il Fronte Nazionale, più alto di quello raggiunto dal vecchio Le Pen nel 2002 che lo portò fino al ballottaggio con Chirac. È un dato davvero straordinario, inquietante e sorprendente. Di fatto Marine Le Pen è oramai candidata alla leadership della destra francese nel suo complesso. L’ho ascoltata e letta molte volte: è brillante, moderna, senza cedimenti da parvenù, senza la patina del suo coriaceo e terrificante padre, netta nelle prese di posizione. È la destra che fa più paura, poiché può diventare, magari tra cinque anni, persino presidente della civilissima Francia. Marine Le Pen ha fatto il pieno dei voti persi da Sarkozy e altri ne ha presi da possibili astensionisti. La sua durezza nazionalista e xenofoba è stata porta con uno stile asciutto e credibile e, probabilmente, molti elettori della destra avrebbero voluto proprio lei al ballottaggio contro Hollande. È improbabile che a questo punto, oscenda sul terreno della contrattazione politica, magari per qualche seggio in parlamento in condominio con l’Ump. È più facile che scelga di non dare indicazioni esplicite, mettendosi alla finestra e iniziando a lavorare per la grande scalata di domani. La nuova destra è uno spettro che s’aggira per l’Europa e Le Pen ne è la punta di lancia.

Buona è certamente l’affermazione di Melenchon. Il suo iniziale 5% nei sondaggi si è più che raddoppiato, anche se non ha mantenuto le promesse dei sondaggi più favorevoli (che sono arrivati fino al 14/15%) e soprattutto delle piazze che si sono riempite in una campagna realmente trionfale. Melenchon aveva puntato a contendere al Fn il voto dei ceti ultrapopolari più colpiti dalla crisi e dalle paure della crisi. Questa sfida l’ha persa, ma è stato comunque fondamentale averla ingaggiata, soprattutto in prospettiva. È invece riuscito nel colpo del voto utile. Sì, priprio il candidato che più di ogni altro ha denunciato il ricorso al voto utile da parte di Hollande (che in definitiva non c’è stato) è riuscito ad attrarre i voti delle forze di estrema sinistra (che hanno sempre raggiunto complessivamente risultati a due cifre), risultando l’interprete più credibile del peso politico gauchista. Melenchon è riuscito quindi a convincere una parte significativa dell’elettorato a “spostare a sinistra” l’asse della prossima presidenza ed infatti ha subito fatto un appello al voto “contro” Sarkozy, certo non potendo più aspirare a ruoli di primissimo piano (si è parlato persino della presidenza del consiglio ad un certo punto) ma di certo ad un ottimo accordo per le prossime legislative. Sul fronte Hollande si è subito collocata Eva Jolie, la verde che non è mai decollata e che è riuscita a strappare poco più del 2%, ma soprattutto che non ha mai imposto nessun tema ambientalista durante la campagna.

Infine, ciò che resta del centrismo si è riconosciuto in Bayrou. Il candidato centrista non ha nessun potere di influenza sul suo elettorato e quindi, secondo stime e osservatori, gli elettori centristi voteranno in maggioranza per Hollande o si asterranno.

Certo è che i centristi di casa nostra non potranno neppure far finta di enfatizzare un dato che, pur raggiungendo un onesto 9%, risulta politicamente del tutto irrilevante, al massimo mantenendo un interesse di tipo elettorale.

Per il secondo turno la partita sarà comunque aperta. La Francia si è scoperta mai così di destra (ma solo se si sommano i dati di Sarkozy e di Le Pen) eppure pronta ad eleggere un socialista. Del resto anche nel 2002, all’epoca dello sconcertante ballottaggio Chirac Le Pen, il voto della sinistra era maggioritario ma troppo diviso e quindi Chirac raccolse un plebiscito di voti di sinistra e “repubblicani”. Anche oggi vincerà chi saprà unire più anime, più che differenti partiti. La sensazione forte è che Sarkozy abbia troppo diviso per riunificare un fronte in due settimane e che, invece, Hollande abbia abilmente tessuto una trama che lo ha reso il naturale rappresentante della sinistra francese, ma non solo. Noi abbiamo tifato per Hollande al primo turno e, a maggior ragione, lo faremo al secondo. Confidiamo in una vittoria che apra la strada alla sinistra in Francia, alla rottura del patto delle destre egemoni in Europa (sia sul versante della Merkel che su quello della delirante lettera dei 12 sulla crescita voluta da Monti e Cameron) e speriamo anche ad un sussulto di ragionevolezza per la politica italiana. Se puoi scegliere puoi sperare di cambiare e non è detto che il cambiamento non sia un progresso. Se non si può scegliere, ingabbiati dai Monti e dalle ABC, non puoi sperare di cambiare ma solo di “scassare”.


Gennaro Migliore

venerdì 20 gennaio 2012

Per la Giustizia sociale, una nuova sinistra per salvare l'Italia e l'Europa

Liberalizzare non significa privatizzare


Non per far lezione ai professori in momentanea veste di ministri, ma ci auguriamo lo stesso che domani, prima di riunirsi per varare l’annunciato tsunami liberalizzatore, diano una ripassata al dizionario. Giusto per rammentare che la parola liberalizzazione non è affatto sinonimo di privatizzazione. Capita anzi, e non troppo di rado, che le due parole si pongano nella realtà effettiva come divergenti, a volte contrapposte.


Sulla carta, l’intenzione di arieggiare un mercato reso asfittico dalle corporazioni e strangolato dai monopoli è certamente buona e forse ottima. Tutto sta a essere certi che, nel trasferimento dal regno alato delle idee a quello terragno delle leggi, il nobile obiettivo non si trasformi in una più cinica opera di privatizzazione generalizzata dei beni e dei servizi.

Impedire alle corporazioni di sbarrare le porte e di vietare nuovi accessi per blindare privilegi ormai feudali è sacrosanto. Affidare ai privati i servizi essenziali, mantenendo inalterato il monopolio o tutt’al più sostituendolo con un oligopolio, sarebbe invece un insulto alla decenza.

La gente comune non ne otterrebbe beneficio alcuno: è anzi probabile che l’oligopolio privato si riveli ancor più esoso e vampiresco del monopolio pubblico. Il servizio non migliorerebbe affatto in automatico: lo sa bene chiunque abbia sperimentato la decadenza della metropolitana londinese, precipitata dopo la privatizzazione da modello di efficienza a disastro semovente. Non ci sarebbe alcuna spinta positiva allo sviluppo: a crescere sarebbero solo i profitti e i dividendi di chi già ne conta tanti da aver perso il conto.

In un caso, poi, la privatizzazione contrabbandata da liberalizzazione diventerebbe anche un intollerabile schiaffone appioppato in faccia alla democrazia e alla volontà popolare, qualora nel mirino finissero la gestione del servizio idrico. Non è passato un anno da quando un referendum popolare, a tutt’oggi il principale strumento di democrazia diretta che la Costituzione abbia previsto, ha sancito che l’acqua è un bene pubblico essenziale dal quale la logica del profitto deve tenere lontano i proprio avidi artigli. L’ intera comunità dei costituzionalisti ha confermato poi che il divieto si applica estensivamente a tutti i beni pubblici essenziali.

Da parte del governo non depone affatto bene l’aver permesso che circolassero voci non smentite sul possibile arrembaggio contro l’acqua pubblica nonostante il referendum. Possiamo solo augurarci che i professori/ministri abbiano evitato di smentire a voce per far parlare domani i fatti, dimostrando nella pratica la loro fedeltà alla Costituzione e al rispetto della volontà popolare.

In caso contrario, qualora dovessimo assistere a un tentativo di colpo di mano contro i beni pubblici, la linea di demarcazione tra questo governo e quello precedente diventerebbe sottilissima. Di fatto evanescente.

sabato 10 dicembre 2011

Oromare, solidarietà ai lavoratori

E' inverosimile la situazione in cui oggi si viene a trovare l’azienda Oromare S.c.p.a., che solo quattro anni fa dava l’idea di rappresentare il fiore all'occhiello della Campania e uno spiraglio concreto per l’occupazione non solo per i cittadini di Marcianise. Tuttavia assistiamo ad un comportamento di assoluta indifferenza da parte dei vertici dell’azienda che hanno rifiutato, senza alcuna valida motivazione, il rinnovo della cassa integrazione per il 2012, richiesta dai 24 lavoratori che al momento sono in stato di agitazione, e vedono l’incombere della messa in mobilità non retribuita, a partire dal 1° gennaio 2012. A tutto ciò si aggiunge il fatto che l’azienda non vede diminuire le proprie commesse a dimostrazione che il lavoro da fare c’è.

“Nell'esprimere tutta la nostra solidarietà ai lavoratori Oromare, - afferma Alessandro Martino, coordinatore di Sinistra Ecologia Libertà di Marcianise – auspichiamo la risoluzione della questione nel più breve tempo possibile, e ci aspettiamo l’intervento concreto e decisivo del Sindaco Tartaglione al fine di sventare l’ennesimo colpo all'occupazione nel territorio di Marcianise.

domenica 23 ottobre 2011

Crisi Politica, l'epilogo di una triste storia


La tormentata e burrascosa esperienza dell’Amministrazione Tartaglione sembra avviarsi all’epilogo. La seduta del Consiglio comunale di domani mattina (lunedì 24 ottobre) in cui si deve approvare il rendiconto economico finanziario, potrebbe sancire, in maniera incontrovertibile, la fine della stagione politica più buia della storia democratica cittadina.

L’Amministrazione Tartaglione è stata segnata, nel suo percorso politico, da continue lotte intestine tra i componenti della maggioranza di centrodestra riguardanti esclusivamente questioni “personali”, che nulla hanno a che vedere con la risoluzione dei problemi endemici che riguardano la nostra città.

Una “maggioranza” che dopo l’azzeramento della giunta e la fuoriuscita del partito guida della coalizione di centrodestra, l’Udc, da cui il sindaco proviene, non ha nessuna legittimità democratica a proseguire il suo mandato elettorale.

I partiti di opposizione presenti in Consiglio comunale, bocciando il rendiconto finanziario, hanno la possibilità di mettere fine ad una controversa e fallimentare gestione amministrativa.

Sinistra Ecologia Libertà auspica una loro partecipazione unitaria nell’espressione del voto, per chiudere con un governo disastroso della città e aprire una stagione nuova di confronto politico sui temi e le proposte programmatiche per costruire una città migliore, ricercando una partecipazione collettiva dei cittadini e delle associazioni.

domenica 31 luglio 2011

Crisi: No ai ribaltoni, si torni alle urne

L'ultima seduta del Consiglio comunale ha segnato uno dei momenti più bassi della vita politico-amministrativa della nostra città. Lo scontro Istituzionale che ha investito le massime cariche cittadine, Sindaco e Presidente del Consiglio comunale, ha aperto un ulteriore squarcio nel fortino blindato del sindaco Tartaglione, facendo emergere con una verità imbarazzante, e per molti già evidente, tutte le lacune e le approssimazioni di quanti, avendo affrontato una elezione forse per gioco o forse per tedio, dovrebbero governare la città salvaguardando gli interessi collettivi e i beni comuni. Una funzione e un ruolo cui l'amministrazione Tartaglione ha abdicato il giorno dopo il suo insediamento.

Al di là delle accuse, pur gravi, mosse dall'ex presidente del Consiglio comunale nei confronti dell'Amministrazione Tartaglione, "incapace di gestire la cosa pubblica con efficienza e responsabile di gravi perdite di risorse economiche", nei confronti dei consiglieri comunali firmatari della revoca e all'indirizzo anche di una parte dell'opposizione, le dichiarazioni del Sindaco rafforzano, ancora di più, la nostra convinzione che le sue dimissioni e il ritorno alle urne siano la strada maestra verso cui indirizzarsi.

I parricidi politici attuati in questi mesi restituiscono rafforzato, come già annunciato da Sinistra Ecologia Libertà alla vigilia del voto sulla mozione di sfiducia, il dato di una maggioranza politico-elettorale che non esiste più, a cui però il sindaco (da solo?), con una fredda operazione chirurgica, sembra volere porre rimedio attirando a sé consiglieri comunali provenienti da una parte dell'opposizione.

Il suo invito rivolto a tutti i consiglieri comunali "ad andare avanti al di là dei personalismi"; il significato da Egli attribuito alla mozione di sfiducia: "Oggi siamo chiamati ad una doppia votazione" e il suo sprono rivolto "a chi condivide con me il progetto di sviluppo della città intera, da conseguire attraverso un governo serio, trasparente e scevro di vantaggi personali, ad esprimersi affinché possiamo continuare a realizzarlo”, è l'estremo tentativo di rianimare, ossigenando, un progetto politico che presenta un elettroencefalogramma piatto. Ma si sa: gli Scilipoti di turno sono sempre in agguato.

E, il vano tentativo di costruire un'immagine diversa dalla reale conduzione e partecipazione alla nascita di un pasticcio politico in cui (i consiglieri pro Sindaco e alcuni consiglieri della minoranza?) tutti insieme, appassionatamente, vorrebbero "governare" questa città in forza “dell’amore che vi si nutre”, tradisce la ragionevolezza e la chiarezza delle posizioni e offende l'intelligenza dei cittadini di Marcianise che, da giorni, si domandano chi muove le fila di questo ribaltone politico e per fare cosa. Perché soccorrere un'amministrazione in balìa di se stessa? Quali interessi spingerebbero a costruire una "nuova" maggioranza con pezzi di consiglieri comunali eletti in forze politiche che vanno dalla sinistra alla destra?

Sinistra Ecologia e Libertà è contraria e si oppone con forza ad ogni scaltro trasformismo politico, da chiunque cercato o etero-guidato.

La nostra città ha bisogno di persone che con dedizione e trasparenza governino la cosa pubblica nell'interesse pubblico. Che diano risposte concrete alla questione dei rifiuti, attraverso una gestione efficiente che introduca il processo virtuoso delle 4 R: riduzione, riuso, recupero e riciclaggio. Che tutelino le fasce sociali più deboli della nostra popolazione. Che diano risposte serie per migliorare la qualità della vita di noi cittadini, che significa anche qualità delle strade, delle piazze, dell'aria che respiriamo e dell'acqua che beviamo, dei giardini pubblici, degli spazi verdi (Il ring verde è ancora un'Utopia) e degli edifici pubblici, alcuni dei quali, come il Palazzo ex Monte dei Pegni e il Teatro Mugnone, non sono ancora nelle disponibilità della cittadinanza.

Ecco perché siamo ancora più convinti che bisogna ridare nuovamente la parola ai cittadini. Soltanto essi hanno il diritto-dovere di scegliere quale proposta politico-programmatica deve essere alla base della guida della città. E, solo sgombrando il campo dalla tattica, dalla manovra politica, dalle opportunità individuali e dagli interessi personali, ricercando una partecipazione collettiva e introducendo competenza, responsabilità, progettualità, regole ed etica, probabilmente, si riuscirà a costruire una città migliore.

martedì 26 luglio 2011

Crisi Istituzionale, Sel chiede le dimissioni del sindaco

L’attuale conflitto istituzionale, tra il sindaco Antonio Tartaglione e il presidente del Consiglio comunale Angelo Zarrillo Maietta, ha evidenziato tutti i limiti politici e amministrativi della coalizione di centrodestra, uscita vincente nelle scorse elezioni due anni fa.

Una coalizione che, sin dai primordi, si è caratterizzata in misura maggiore per i conflitti, più o meno celati, tra i diversi “poteri” che intendevano e intendono ingerirsi nei gangli della macchina amministrativa, che per una compagine dalle idee chiare e dalle proposte concrete, utili nelle fasi di programmazione e realizzazione di uno sviluppo economico, sociale e culturale della nostra città.

I continui cambi di giunta e i passaggi repentini di consiglieri comunali eletti nelle fila dell’opposizione, passati a sostenere l’attuale amministrazione Tartaglione, dimostrano in maniera chiara un dato incontrovertibile: la maggioranza politico-elettorale uscita dalle urne non esiste più.

Questo dato, che può apparire scontato, è giusto ribadirlo soprattutto quando, con il venire meno della supremazia della politica, delle scelte limpide, si lascia spazio all’ingegneria della politica, una “scienza” che consente manovre più o meno chiare, a sostegno di cause più o meno giuste.

Sinistra Ecologia Libertà ritiene che la crisi istituzionale che ha investito l’amministrazione comunale segna il momento più alto della parabola discendente dell’amministrazione Tartaglione. Chiediamo, a gran voce, le dimissioni del sindaco perché è giunto il momento di dare nuovamente la parola ai cittadini, oramai stanchi delle continue lotte intestine della maggioranza che, inevitabilmente, si ripercuotono su una gestione fallimentare della Pubblica Amministrazione.

Seppur non presenti con nostri rappresentanti in Consiglio comunale, sulla mozione di sfiducia presentata da 15 consiglieri comunali della maggioranza, sindaco compreso, nei confronti del presidente del Consiglio comunale, della stessa maggioranza, Sinistra Ecologia Libertà ritiene improponibile nessun tipo di soccorso rosso e auspica un segnale forte e chiaro anche dai consiglieri comunali di opposizione che, proprio perché delegati dai cittadini a ricoprire tale ruolo, dovrebbero impegnarsi con tutte le loro forze nel mettere fine a questa nefasta esperienza amministrativa, sgombrando il campo da interpretazioni ingegneristiche e dagli intrighi di palazzo che i cittadini non sono più disposti ad accettare.

domenica 18 luglio 2010

Sel organizza un brindisi per la buona politica

Si terrà lunedì 19 luglio alle ore 19 in Piazza Carità l’iniziativa “E ti vengo a cercare…Un aperitivo insieme, prima di iniziare il viaggio nella buona politica” organizzata dal circolo cittadino di Sinistra Ecologia Libertà “Peppino Impastato”. Con questo appuntamento il coordinamento cittadino incontra gli iscritti e i simpatizzanti di Sinistra Ecologia Libertà per discutere insieme delle idee e delle proposte politiche per la costruzione dell’alternativa di sinistra nella città.

“Percepiamo la necessità – afferma il coordinamento – di ricostruire nel nostro territorio una Sinistra forte, moderna e di massa in grado di dar vita ad una nuova fase di elaborazione e proposta verso la città sui temi del lavoro, dei servizi sociali, dell’uso del territorio e dell’ambiente, dentro un rilancio di partecipazione attiva di quanti hanno già aderito, o vorranno aderire, al partito di Sinistra Ecologia Libertà”.

E’ giusto ricordare che per iscriversi a Sel bisogna collegarsi al sito nazionale del partito al seguente indirizzo: http://www.sinistraeliberta.eu/tesseramento2010.

domenica 27 giugno 2010

Mafie e Silenzi, iniziativa pubblica di Sel

Si è svolta questa mattina, presso l’Hotel Europa di Caserta, la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà dal titolo “Mafie e Silenzi” che si terrà giovedì primo luglio, sempre presso l’Hotel Europa, alle ore 17.00.

Alla conferenza stampa hanno preso parte Pietro Di Sarno, coordinatore provinciale Sel, Gennaro Oliviero, capogruppo regionale Pse-Sel, Biagio Napolano, responsabile Sel Caserta, Giuseppe Glorioso, responsabile giovani Sel e Arturo Scotto, del coordinamento nazionale del partito.

“Con questa iniziativa – ha esordito Pietro Di Sarno – vogliamo porre l’accento sul grande problema della criminalità organizzata che investe il nostro territorio. Siamo sicuramente contenti dell’impegno del Governo nazionale che, attraverso le operazioni delle forze dell’ordine e della magistratura, sta assestando un duro colpo alla camorra con arresti eccellenti, ma ciò che ci preme sottolineare è la mancanza di una politica seria di investimenti nel settore delle politiche del lavoro e delle politiche sociali che sono strettamente legate al tema della legalità”.

“Il problema Camorra – ha continuato Di Sarno – sembra che venga estrapolato dal contesto di degrado sociale del territorio. Assistiamo a scelte politiche sciagurate come il taglio dei fondi Fas utili per sostenere la crescita, ai tagli di fondi per i magistrati e le forze dell’ordine, il tutto accompagnato da un allarmante e sempre crescente livello di disoccupazione giovanile e femminile. E’ come se si volesse asciugare l’acqua lasciando il rubinetto aperto”.
Un aspetto ulteriore che l’iniziativa di giovedì prossimo vuole trattare viene sintetizzato nel passaggio conclusivo dell’intervento di Di Sarno. “A nostro avviso il governo sta combattendo il controllo del territorio da parte della camorra ufficiale, sostituendolo però con il potere dei politici che, in alcuni casi, si muovono come i poteri criminali. Cos’altro sono le promesse di scambi di favori con alcune imprese di dubbia legalità?”.

Il capogruppo regionale Gennaro Oliviero nel suo intervento ha sostenuto: “E’ fuori discussione la nostra adesione al cosiddetto “Modello Caserta”, che ha portato numerosi risultati importanti nel contrasto della criminalità. Ciò che ci preoccupa maggiormente sono gli effetti di questa manovra finanziaria che colpisce le parti più deboli della società, rendendole più facilmente fagocitate dall’illegalità. Riteniamo – ha concluso Oliviero – che non si tratti esclusivamente di un problema di ordine pubblico perché la camorra riesce sempre ad attingere nuove leve in un retroterra socialmente e culturalmente debole”.

Dello stesso avviso il responsabile cittadino di Sel, Biagio Napolano, che si è soffermato sulla necessità di agire sul tessuto sociale della provincia per sconfiggere il fenomeno camorristico. “Nella nostra provincia si registra il più alto tasso di disoccupazione giovanile e femminile – ha affermato Napolano. E ciò che maggiormente sconforta è l’assenza di un piano programmatico decennale d’uscita da questa situazione di crisi. Un’azione corale di programmazione politica ed economica che favorisca l’occupazione per contrastare la camorra. I silenzi della Provincia – ha concluso Napolano - continuano ad essere più assordanti al di là degli arresti eccellenti che pur si sono registrati”.

Giuseppe Glorioso, responsabile provinciale giovani Sel, si è soffermato sulle contraddizioni dell’azione del Governo. “Un Governo che dichiara la lotta alla mafia non può essere lo stesso governo che pratica l’illegalità, che vive contraddizioni forti al proprio interno. Su questi temi – ha concluso Glorioso – le nuove generazioni sono sempre più attente e pronte per sostenere una battaglia culturale che contrasti alla radice il fenomeno criminale”.

Arturo Scotto, del coordinamento nazionale di Sel, nell’intervento conclusivo della conferenza stampa ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa nazionale a Caserta.
“Il primo luglio discuteremo a testa alta di lotta alle mafie in una fase in cui con il decreto bavaglio questo tema viene derubricato a mero dettaglio decorativo. Questa legge è un piacere fatto alle mafie ed è giusto ricordare, proprio qui a Caserta, che lo stesso processo Spartacus non sarebbe stato possibile se questo decreto legge fosse stato già in vigore. Un governo – ha continuato Scotto - che dichiara di essere stato uno dei più presenti nel contrasto alla camorra, ma che taglia i fondi agli uffici giudiziari, alle forze dell'ordine e mette il freno a strumenti di indagine efficaci come, appunto, le intercettazioni. L'antimafia del fare rischia di trasformarsi nell'ennesima piroetta mediatica di Berlusconi. Sinistra Ecologia e Libertà invece sceglie la strada della riflessione e dell'iniziativa politica. Con il capogruppo alla regione Gennaro Oliviero, con Isaia Sales, con il magistrato Raffaele Cantone e con Claudio Fava parleremo dei silenzi, delle omissioni, delle rinunce di questi anni. Siamo – ha concluso Scotto – nel pieno di un'inchiesta che rischia di riscrivere la storia recente del paese. Le stragi di mafia non erano solo tali e va aprendosi uno squarcio inquietante sul ruolo dei servizi e della politica nel biennio 92-93”.