Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia. Enrico Berlinguer
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martedì 31 gennaio 2012

No alla precarietà a tempo indeterminato












Pubblichiamo le proposte de “Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta”, il comitato che ha organizzato la manifestazione del 9 aprile, quando ragazze e ragazzi di tutta Italia scesero in piazza rivendicando un altro modo per liberarsi della precarietà.

In queste ultime settimane, in nome dei giovani e della loro condizione di precarietà, si è aperto un acceso dibattito sulla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali intorno all’idea di un presunto “contratto unico” e al modello della “flexsecurity”. Tutti si sono preoccupati dei giovani lavoratori precari, ma pochi si sono interessati di capirne veramente la condizione e ascoltarne le ragioni. “Il nostro tempo è adesso”, il comitato che raccoglie reti di lavoratori precari e realtà politiche giovanili che il 9 Aprile scorso hanno dato vita alla loro prima manifestazione nazionale, prende la parola e rilancia il proprio decalogo, dieci proposte concrete, frutto dell’elaborazione di chi la precarietà la vive davvero.


Un decalogo che affronta la complessità delle problematiche che vivono le lavoratrici e i lavoratori precari, al posto di una “soluzione unica” che ci pare, non solo poco efficace, ma soprattutto strumentale. Non vorremmo infatti che, dietro la rassicurante formula del “contratto unico” si nascondesse l’ennesimo contratto precario, che non cancella i contratti truffa e soprattutto non tutela la molteplicità e la differenza delle figure che popolano il mondo del lavoro. Rifiutiamo inoltre la strumentalità dello scambio tra garantiti e non garantiti, funzionale a quel gioco al ribasso che mira a ridurre i nostri diritti per renderci di fatto precari a tempo indeterminato.

Ad un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile, e quindi eliminazione di tutti i contratti di lavoro “usa e getta”. Questo deve avvenire nel privato ma anche nel pubblico, dove si nasconde gran parte del lavoro precario e dove è necessario implementare un piano di assunzioni. L’ingresso al lavoro non può diventare un labirinto senza uscita e deve avvenire con un contratto di lavoro vero, che garantisca pieni diritti, formazione, tempi certi di conferma. Il lavoro discontinuo deve essere pagato di più, costare di più alle aziende e prevedere tutte le tutele sociali in materia di malattia, maternità, previdenza, disoccupazione.

E’ necessario estendere a tutti gli ammortizzatori sociali per garantire la continuità di reddito e prevedere un reddito minimo di inserimento per i giovani in cerca di prima occupazione accompagnato da politiche attive per il lavoro, formazione continua e politiche che promuovano il diritto all’autonomia abitativa.

E’ sulla base di queste proposte che inauguriamo una campagna che possa coinvolgere in primo luogo i giovani, le lavoratrici e i lavoratori precari, attraverso un percorso di condivisione, e contemporanemente vogliamo attivare un confronto ampio, rivolto anche alle forze politiche e sindacali, nonché ovviamente alle Istituzioni, perché siamo certi che le risposte che chiediamo da anni non possano che arrivare da un dibattito pubblico che metta al centro le nostre esperienze, i nostri desideri, il nostro presente.

Aderisci al decalogo e fai girare info@ilnostrotempoeadesso.it

1. CONTRATTO STABILE PER LAVORO STABILE
La precarietà è la truffa attraverso cui scaricare il rischio dall’impresa ai lavoratori. Il rischio della discontinuità e il rischio economico. La precarietà serve a far pagare meno il lavoro. Meno di quanto vale.
Per questo serve affermare l’ovvio. Chi fa un lavoro stabile deve avere un contratto stabile. Chi fa un lavoro subordinato deve avere un contratto subordinato. Per fare questo sono necessari alcuni provvedimenti: abrogare le forme di lavoro più precarizzanti; rendere, per il datore di lavoro, il lavoro autonomo più costoso del lavoro subordinato; escludere le mansioni esecutive e ciò che ha che vedere con il “core business” dell’impresa dalla sfera di applicazione del lavoro autonomo; smascherare le truffe che si celano dietro gli stage: stage e praticantato dovrebbero essere strumenti per formarsi ed esplorare il mondo del lavoro, ma troppo spesso vengono utilizzati come lavoro gratuito al posto di lavoro vero. Per questo sono necessarie regole per gli stage e sanzioni per chi non le rispetta, per questo gli stage devono essere rivolti a chi è inserito in percorsi di studio o li ha appena completati e devono prevedere un rimborso spese adeguato.

2. IL LAVORO DEVE ESSERE PAGATO. BENE.
La precarietà vuol dire essere pagati poco, pochissimo. A volte niente. Poco conta che addirittura un articolo della nostra Costituzione preveda il diritto all’equo compenso. Ma questo non si chiama lavoro, si chiama sfruttamento.
Noi vogliamo una paga che corrisponda alla quantità e alla qualità del nostro lavoro. I livelli minimi retributivi dei contratti collettivi nazionali di lavoro devono valere, a parità di lavoro, per tutti coloro che prestano la loro opera presso un committente a prescindere dalla tipologia d’impiego. E non è tutto: chi fa un lavoro strutturalmente discontinuo deve essere pagato di più.

3. CONTINUITÀ DI REDDITO
La precarietà significa che se rimani senza lavoro non hai diritto a un sostegno di welfare. Vale per i collaboratori, vale per le p.iva, vale, spesso, per i lavoratori a termine che non hanno i requisiti contributivi per accedere all’indennità di disoccupazione. Eppure sono proprio le lavoratrici e i lavoratori precari ad essere i più esposti al rischio disoccupazione e proprio quelli a cui viene negato questo diritto.
L’indennità di disoccupazione va estesa, subito, a tutti: alle lavoratrici e ai lavoratori parasubordinati, a chi presta la sua opera con p.iva e vede una drastica diminuzione del proprio reddito a causa della perdita di gran parte dei suoi committenti, a tutti i lavoratori a tempo determinato che oggi non vi posso accedere.


4. REDDITO MINIMO D’INSERIMENTO
La disoccupazione e la povertà sono l’altra faccia della precarietà del lavoro. Chi si barcamena tra la ricerca -senza risultati- di un lavoro, stage truffa e lavoretti in nero, paga esattamente il prezzo di un mondo del lavoro precarizzato e asfittico. La precarietà si nutre proprio di questo bacino: il 30% di giovani disoccupati e di oltre 2 milioni NEET. Quando si è senza possibilità si è disposti ad accettare tutto, anche lavori senza diritti, né tutele, né compensi decenti.
Il circolo vizioso di questo ricatto va spezzato con uno strumento che aumenti i gradi di libertà dei soggetti e che permetta di sottrarsi al ricatto. Al ricatto della precarietà e a quello del lavoro nero.
Va introdotto, subito, anche in Italia un Reddito Minimo rivolto a chi è disoccupato, inoccupato o ha un reddito al di sotto della soglia di povertà, coordinato con l’azione di supporto e promozionale da parte di servizi pubblici per l’impiego per l’inserimento al lavoro e per una vita attiva. Un reddito fatto del libero accesso ai servizi e di un contributo monetario che, come previsto dalla risoluzione del Parlamento Europeo del 20 Ottobre 2010 (“Il ruolo del reddito minimo nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale in Europa”), corrisponda almeno al 60% del reddito mediano nazionale.

5. PREVIDENZA. NON È UNA VECCHIAIA PER GIOVANI.
Chi è giovane e precario oggi, sarà un vecchio povero domani. È un’equazione senza incognite. La discontinuità del lavoro e quindi la discontinuità dei contributi per la pensione, uniti a retribuzioni ai limiti della miseria vorrebbero condannarci a una vecchiaia senza pensione (o con pensioni da fame). E non è tutto. Per chi lavora con p.iva i contributi previdenziali sono tutti sulle spalle dei lavoratori: un grosso esborso oggi per una pensione inesistente domani.
Vogliamo assicurarci la vecchiaia. Per avere una pensione dignitosa domani è necessario avere compensi decenti oggi: i lavoratori autonomi devono avere compensi superiori a quanto previsto dai minimi dei Contratti collettivi nazionali; contributi previdenziali figurativi nei periodi di non lavoro; vanno adeguati i contributi, rendendoli uguali a quelli dei lavoratori dipendenti, addebitandoli, però, ai committenti proprio come avviene per i lavoratori dipendenti. Inoltre è necessario che tutti i contributi versati possano essere cumulati. Ed è necessario che COMUNQUE lo stato assicuri a chi ha lavorato una vita, ancor più se precario, una pensione che permetta una vita dignitosa.


6. DIRITTO DI VOTO, DI ASSEMBLEA, DI SCIOPERO
Non è solo l’instabilità, né la miseria delle nostre paghe. È anche la totale assenza di diritti, la ricattabilità costante nel posto di lavoro che ci rende precari. Vogliamo avere voce in capitolo sulle nostre condizioni di lavoro e sui nostri contratti: senza delegare ad altri le nostre rivendicazioni. Vogliamo il diritto di voto elezioni per le rappresentanze dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Vogliamo potere eleggere ed essere eletti. Vogliamo avere diritti sindacali: diritto di sciopero e permessi per le assemblee. Vogliamo che i diritti sindacali previsti nei contratti collettivi nazionali di lavoro valgano per tutti. Anche per noi.


7. MATERNITÀ E PATERNITÀ. DIRITTI UNIVERSALI
La precarietà è il vero contraccettivo del nostro tempo.
Non è un paese per madri quello che abitiamo. Né per padri. Sembra essere solo un paese per figli. Figli precari di genitori vecchi che con i loro risparmi tappano i buchi di un welfare che non c’è. Non c’è neanche per chi vuole diventare madre e non ha un contratto di lavoro che le garantisca un sostegno in caso di gravidanza. Non c’è per i padri con contratti precari che vogliano dedicare del tempo ai loro figli.
Vogliamo che la maternità diventi un diritto universale che prescinde dal contratto di lavoro e che si tramuti in sostegno al reddito e servizi. Vogliamo che la maternità sia sostenuta per tutte: chi lavora, chi non lavora, chi sceglie di non lavorare. E anche la paternità.
Vogliamo che le donne che scelgono di diventare madri non vivano nel ricatto: dimissioni in bianco, contratti non rinnovati e interruzioni del rapporto di lavoro mettono le donne di fronte all’aut-aut vita-lavoro. Vogliamo che le donne e gli uomini che desiderano avere figli lo possano fare liberamente, anche se non hanno un lavoro, anche se non hanno un reddito.

8. DIRITTO AD AMMALARSI
Anche chi è precaria/o si ammala. Sembra una ovvietà eppure non lo è.
Chi lavora con p.iva o è associato in partecipazione non ha accesso all’indennità di malattia. Se si ammala, insomma, non viene pagato. Chi lavora con contratto a progetto o collaborazione occasionale, a meno che non si tratti di malattia grave e ricovero in ospedale, rimane senza compenso o riceve un indennizzo solo simbolico: il che equivale a dire che anche con la febbre alta non si salta un giorno di lavoro.
Noi vogliamo un diritto elementare. Quello ad ammalarsi anche se si è precari. L’indennità di malattia prevista per i lavoratori subordinati deve essere garantita anche per chi ha un contratto precario.

9. FORMAZIONE CONTINUA… E GARANTITA!
La costruzione e la disseminazione di conoscenza è l’unica chance per un nuovo sviluppo fondato sull’inclusione sociale e il benessere collettivo. L’Italia ha tradito tutti gli obiettivi della società della conoscenza e soprattutto ha tradito le nuove generazioni che si trovano ad avere crescenti difficoltà ad accedere alla conoscenza e, quando ce la fanno, a non poter restituire al proprio paese le competenze acquisite in anni di studio e ricerca.
Non vogliamo cadere nella retorica strumentale dei lavori umili e non smetteremo di formarci, perché la conoscenza è un bene sociale che si moltiplica se tutti possono scommettere al massimo sulle proprie capacità.
Per questo vogliamo il diritto a formarci tutto l’arco della vita: prima del lavoro, durante e tra un lavoro e l’altro. Questo diritto va garantito attraverso un sistema integrato di istruzione e formazione che consenta: un’offerta formativa adeguata e di qualità, un welfare che ne sostenga il libero accesso, il diritto contrattualmente riconosciuto alla formazione continua.
Infine è necessario un sistema di certificazione delle competenze e conoscenze acquisite e la correlazione tra queste e i profili professionali contrattualmente riconosciuti: siamo infatti la generazione più formata e sotto-inquadrata della storia repubblicana.


10. QUESTA È LA MIA CASA. LA CASA DOV’È?
Un’economia di carta e di mattoni ha distrutto sogni ed aspettative di una generazione. La carta delle speculazioni finanziarie, i mattoni di quelle edilizie. La casa è un sogno irrealizzabile per le lavoratrici e i lavoratori precari: moderni nomadi di affitti in nero, ricerche disperate, coabitazioni coatte. Troppo cari gli affitti, impraticabile l’acquisto, inaccessibili i mutui. Eppure in questi anni si è costruito tanto: troppe case, ma troppo costose perché non è importante che siano a disposizione dei cittadini, ma nelle disponibilità di qualche fondo immobiliare.
E’ una tendenza da invertire: quello all’abitare è un diritto di tutte e tutti. Vogliamo poter vivere la nostra vita con un tetto decoroso sopra la testa e vogliamo delle città a misura di persone. Vogliamo che le case sfitte siano affittate ai tanti che le cercano a prezzi ragionevoli, senza essere costretti all’acquisto; vogliamo investimenti sull’edilizia popolare perché offrire una casa non può essere questione di profitto. Vogliamo sperimentare forme di autocostruzione e riutilizzo di spazi in luoghi abitativi come già sperimentato in alcune regioni italiane ed europee attraverso progetti di riqualificazione degli edifici pubblici dismessi, da destinare a case dello studente e alloggi popolari. Vogliamo contratti di affitto e forme di locazione agevolata per chi lavora con contratti precari o ha redditi bassi.

FONTE: http://www.ilnostrotempoeadesso.it/component/content/article/35-contenuti/237-il-nostro-decalogo.html

martedì 25 ottobre 2011

L'improvvisazione al Potere!!!

A distanza di quasi tre anni dalla schiacciante vittoria elettorale è finalmente terminata la fallimentare Amministrazione, targata centro-destra, guidata e rappresentata dal sindaco Antonio Tartaglione e dal Presidente della Provincia Domenico Zinzi.

Lo scontro intrapreso dal sindaco Antonio Tartaglione su un terreno prettamente Istituzionale con la sfiducia al Presidente del Consiglio comunale Angelo Zarrillo Maietta, e messo in scena a luglio in un consiglio comunale surreale in cui ogni singolo consigliere comunale si schierò pro o contro il sindaco, preferendo quest’ultimo, si è spostato su un piano politico, a dir poco, farsesco.

L’ambiguità di questa amministrazione e del suo sindaco è continuata anche nel consiglio comunale di lunedì mattina che sancisce, di fatto, il degrado della politica e di chi dovrebbe rappresentarla. La responsabilità del fallimento è sotto gli occhi di tutti ed il tentativo del sindaco di proporre un Governo di Responsabilità Comunale non convince la città.

Il sostegno determinante al Sindaco Tartaglione di consiglieri comunali eletti nelle fila dell’opposizione, mai venuto meno lungo tutto il percorso della sua legislatura, lunedì mattina ha raggiunto l’apice del trasformismo politico. Paradossalmente, il riequilibrio di bilancio è stato bocciato dagli stessi consiglieri che l’hanno prodotto (una parte di quelli del centrodestra) e approvato da alcuni consiglieri comunali dell’opposizione (una parte del centrosinistra) che avevano, precedentemente, bocciato il bilancio preventivo..

L’approvazione del riequilibrio di bilancio ha ingenerato una confusione e una ambiguità politica generale nella quale non si capisce CHI GOVERNA COSA.

Sinistra Ecologia Libertà, in questo scenario apocalittico, ritiene che la Politica debba riappropriarsi del proprio ruolo. Noi, dal canto nostro, continueremo con le nostre iniziative coinvolgendo i cittadini e le associazioni, così come stiamo già facendo con la campagna d’ascolto, convinti della necessità di dover lavorare, duramente, per ricostruire un nuovo centrosinistra nella Città. Invertire la rotta di una politica chiusa nei palazzi e disattenta dei reali problemi dei cittadini è un obbligo di quanti hanno veramente a cuore le sorti della nostra comunità.

domenica 23 ottobre 2011

Crisi Politica, l'epilogo di una triste storia


La tormentata e burrascosa esperienza dell’Amministrazione Tartaglione sembra avviarsi all’epilogo. La seduta del Consiglio comunale di domani mattina (lunedì 24 ottobre) in cui si deve approvare il rendiconto economico finanziario, potrebbe sancire, in maniera incontrovertibile, la fine della stagione politica più buia della storia democratica cittadina.

L’Amministrazione Tartaglione è stata segnata, nel suo percorso politico, da continue lotte intestine tra i componenti della maggioranza di centrodestra riguardanti esclusivamente questioni “personali”, che nulla hanno a che vedere con la risoluzione dei problemi endemici che riguardano la nostra città.

Una “maggioranza” che dopo l’azzeramento della giunta e la fuoriuscita del partito guida della coalizione di centrodestra, l’Udc, da cui il sindaco proviene, non ha nessuna legittimità democratica a proseguire il suo mandato elettorale.

I partiti di opposizione presenti in Consiglio comunale, bocciando il rendiconto finanziario, hanno la possibilità di mettere fine ad una controversa e fallimentare gestione amministrativa.

Sinistra Ecologia Libertà auspica una loro partecipazione unitaria nell’espressione del voto, per chiudere con un governo disastroso della città e aprire una stagione nuova di confronto politico sui temi e le proposte programmatiche per costruire una città migliore, ricercando una partecipazione collettiva dei cittadini e delle associazioni.

domenica 16 ottobre 2011

SEL: Al via la Campagna d'ascolto, Martino: "Vogliamo costruire un programma con i cittadini""


Prenderà avvio questa mattina la Campagna di ascolto promossa dal circolo cittadino "Peppino Impastato". Dalle ore 9.00 di oggi, e fino alle 14.00, presso il banchetto allestito in via Duomo all'ingresso dell'ex Palazzo dei Monti dei Pegni, sarà possibile rispondere al questionario predisposto dal locale circolo di Sel. Da questa mattina, e per tutte le altre domeniche fine al mese di giugno, Sinistra Ecologia Libertà sarà impegnata in questa grande mobilitazione su tutto il territorio comunale.

"Con questa iniziativa – afferma Alessandro Martino, coordinatore Sel Marcianise- intendiamo incontrare i cittadini nei quartieri, nelle associazioni e nei luoghi di lavoro per ascoltare le loro istanze ed insieme costruire un programma per la città di Marcianise e per ogni suo quartiere.
Un percorso che rimetterà al centro delle politiche il cittadino con i suoi diritti; che farà percepire agli abitanti che è possibile incidere sulle scelte riguardanti il futuro della città; che tali scelte non dovranno necessariamente essere riservate ad una ristretta élite di persone dotate di particolari competenze".

Un nuovo modo, insomma, di intendere la politica, pronta a difendere ad esempio temi quali l’ambiente e i servizi pubblici al fine di migliorare la vivibilità della nostra città”.

sabato 15 ottobre 2011

Azzeramento della giunta, Sel: "Si tira a campare, sindaco dimettiti""

Ancora una volta questa Amministrazione dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che non vi è alcun interesse per il futuro della collettività e della città , nel mentre, il personalismo ed i giochi di potere hanno sostituito le pratiche della buona politica e del buon governo.

A distanza di quasi tre anni, ovvero dalla vittoria dall’Amministrazione “Tartaglione”, la nostra città è caduta in un vuoto Istituzionale che non è rinvenibile negli ultimi decenni.

Nessun appalto o progetto delle vecchie Amministrazioni ha visto la conclusione dei lavori, non si sono sciolti i nodi legati ai servizi pubblici ( scuola, viabilità, infrastrutture, spazi pubblici e ricreativi, cimitero) alcuna riqualificazione del territorio, alcun investimento sulle politiche giovanili ed occupazionali, in sintesi “NULLA DI NULLA”.

E’ di pochi giorni fa l’ennesimo tentativo del sindaco Tartaglione di sostituire la politica ed i partiti alla vecchia concezione del “tirare a campare”. L’azzeramento della Giunta costituisce l’ennesimo atto privo di ogni chiarezza, l’ennesimo vulnus di democrazia e di trasparenza.

Il sindaco Tartaglione ha l’obbligo di rispondere alle seguenti domande:

- esiste ancora la coalizione uscita vincitrice dalle ultime elezioni?

- l’UDC è ancora da considerarsi in maggioranza?

- è intenzionato a proseguire l’esperienza Amministrative con il supporto dei singoli consiglieri comunali?

- è ancora capace di presentarsi al cospetto dei cittadini per proporre una piattaforma amministrativa?


La CITTA’ aspetta risposte, in caso contrario, ci aspettiamo che il sindaco faccia un gesto d’amore nei confronti dei propri concittadini e rassegni le proprie irrevocabili DIMISSIONI.


giovedì 8 settembre 2011

Referendum, SEL raccoglie le firme contro il porcellum

Il circolo cittadino di Marcianise di Sinistra Ecologia Libertà allestirà domenica 11 settembre dalle ore 9.00 alle ore 14.00 un banchetto, in Piazza Carità nei pressi della Chiesa dell'Annunziata, per raccogliere le firme per promuovere un referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”, e restituire così agli elettori la possibilità di votare i propri rappresentanti al Parlamento.

“La legge elettorale attuale – afferma il coordinatore del circolo Alessandro Martino - di fatto impedisce ai cittadini di scegliere ed eleggere i propri rappresentanti legandoli ad un principio di nomina, creando una separazione tra gli elettori e quella che sempre più viene considerata come una casta di privilegiati, una cerchia ristretta impegnata a salvaguardare i propri interessi, a concedersi sempre più benefici, immunità e vantaggi personali con i soldi degli onesti cittadini”.

“Negli scorsi anni – continua Martino - in troppi hanno dichiarato di voler cambiare questa legge, senza però muovere un dito per farlo. Noi riteniamo che sia necessario che la “legge porcata” non inquini anche il prossimo parlamento. Per questo motivo il nostro circolo sarà mobilitato, nei prossimi giorni, nella raccolta delle firme per la promozione del referendum abrogativo dell'attuale sistema elettorale”.

Il circolo cittadino allestirà un banchetto anche nella mattinata di domenica 18 settembre in Piazza Atella. Le firme saranno raccolta alla presenza del consigliere provinciale di Sel Francesco Ommenniello. Si ricorda che è importante portare con sé un documento di identità in corso di validità.

domenica 31 luglio 2011

Crisi: No ai ribaltoni, si torni alle urne

L'ultima seduta del Consiglio comunale ha segnato uno dei momenti più bassi della vita politico-amministrativa della nostra città. Lo scontro Istituzionale che ha investito le massime cariche cittadine, Sindaco e Presidente del Consiglio comunale, ha aperto un ulteriore squarcio nel fortino blindato del sindaco Tartaglione, facendo emergere con una verità imbarazzante, e per molti già evidente, tutte le lacune e le approssimazioni di quanti, avendo affrontato una elezione forse per gioco o forse per tedio, dovrebbero governare la città salvaguardando gli interessi collettivi e i beni comuni. Una funzione e un ruolo cui l'amministrazione Tartaglione ha abdicato il giorno dopo il suo insediamento.

Al di là delle accuse, pur gravi, mosse dall'ex presidente del Consiglio comunale nei confronti dell'Amministrazione Tartaglione, "incapace di gestire la cosa pubblica con efficienza e responsabile di gravi perdite di risorse economiche", nei confronti dei consiglieri comunali firmatari della revoca e all'indirizzo anche di una parte dell'opposizione, le dichiarazioni del Sindaco rafforzano, ancora di più, la nostra convinzione che le sue dimissioni e il ritorno alle urne siano la strada maestra verso cui indirizzarsi.

I parricidi politici attuati in questi mesi restituiscono rafforzato, come già annunciato da Sinistra Ecologia Libertà alla vigilia del voto sulla mozione di sfiducia, il dato di una maggioranza politico-elettorale che non esiste più, a cui però il sindaco (da solo?), con una fredda operazione chirurgica, sembra volere porre rimedio attirando a sé consiglieri comunali provenienti da una parte dell'opposizione.

Il suo invito rivolto a tutti i consiglieri comunali "ad andare avanti al di là dei personalismi"; il significato da Egli attribuito alla mozione di sfiducia: "Oggi siamo chiamati ad una doppia votazione" e il suo sprono rivolto "a chi condivide con me il progetto di sviluppo della città intera, da conseguire attraverso un governo serio, trasparente e scevro di vantaggi personali, ad esprimersi affinché possiamo continuare a realizzarlo”, è l'estremo tentativo di rianimare, ossigenando, un progetto politico che presenta un elettroencefalogramma piatto. Ma si sa: gli Scilipoti di turno sono sempre in agguato.

E, il vano tentativo di costruire un'immagine diversa dalla reale conduzione e partecipazione alla nascita di un pasticcio politico in cui (i consiglieri pro Sindaco e alcuni consiglieri della minoranza?) tutti insieme, appassionatamente, vorrebbero "governare" questa città in forza “dell’amore che vi si nutre”, tradisce la ragionevolezza e la chiarezza delle posizioni e offende l'intelligenza dei cittadini di Marcianise che, da giorni, si domandano chi muove le fila di questo ribaltone politico e per fare cosa. Perché soccorrere un'amministrazione in balìa di se stessa? Quali interessi spingerebbero a costruire una "nuova" maggioranza con pezzi di consiglieri comunali eletti in forze politiche che vanno dalla sinistra alla destra?

Sinistra Ecologia e Libertà è contraria e si oppone con forza ad ogni scaltro trasformismo politico, da chiunque cercato o etero-guidato.

La nostra città ha bisogno di persone che con dedizione e trasparenza governino la cosa pubblica nell'interesse pubblico. Che diano risposte concrete alla questione dei rifiuti, attraverso una gestione efficiente che introduca il processo virtuoso delle 4 R: riduzione, riuso, recupero e riciclaggio. Che tutelino le fasce sociali più deboli della nostra popolazione. Che diano risposte serie per migliorare la qualità della vita di noi cittadini, che significa anche qualità delle strade, delle piazze, dell'aria che respiriamo e dell'acqua che beviamo, dei giardini pubblici, degli spazi verdi (Il ring verde è ancora un'Utopia) e degli edifici pubblici, alcuni dei quali, come il Palazzo ex Monte dei Pegni e il Teatro Mugnone, non sono ancora nelle disponibilità della cittadinanza.

Ecco perché siamo ancora più convinti che bisogna ridare nuovamente la parola ai cittadini. Soltanto essi hanno il diritto-dovere di scegliere quale proposta politico-programmatica deve essere alla base della guida della città. E, solo sgombrando il campo dalla tattica, dalla manovra politica, dalle opportunità individuali e dagli interessi personali, ricercando una partecipazione collettiva e introducendo competenza, responsabilità, progettualità, regole ed etica, probabilmente, si riuscirà a costruire una città migliore.